Categoria: Puerperio

Autosvezzamento o svezzamento naturale

AUTOSVEZZAMENTO O SVEZZAMENTO NATURALE: PERMETTERE AL BAMBINO DI CONOSCERE E AUTOCONOSCERSI.

autosvezzamentoA partire dai 6 mesi di vita si suggerisce alle madri di cominciare lo svezzamento, vale a dire, l’introduzione dei cibi solidi e semisolidi oltre al latte (materno o artificiale).

Il classico svezzamento suggerito dai pediatri prevede un rigido programma, costituito innanzitutto da puree e pappate, da dare mediante l’utilizzo del cucchiaio. Si sta diffondendo, però, una recente tecnica chiamata “autosvezzamento” o “svezzamento naturale”, in cui il bambino sperimenta e si nutre direttamente del vero cibo, escludendo, quindi, qualsiasi tipo di pappa.

Ciò permette di far sviluppare al bambino: 

  • la destrezza manuale;
  • la coordinazione delle mani con gli occhi;
  • la capacità di masticare e di inghiottire.

Ovviamente è un processo graduale in cui è importante non mettere in alcun modo sottopressione il bambino, il quale potrebbe altrimenti bloccarsi e cominciare a rifiutare il cibo. Lo svezzamento naturale incoraggia la fiducia del bambino in se stesso, poiché è proprio lui a indicare i suoi tempi e le sue preferenze alimentari.

Le condizioni favorenti l’inizio dello svezzamento naturale sono diverse:

  1. è capace di restare seduto senza alcun aiuto;
  2. si mostra interessato alle pietanze presenti a tavola;
  3. ha perso il “riflesso di estrusione”, vale a dire la spinta fuori della lingua per qualsiasi cosa che non sia liquida.

Spesso la paura che porta la madre ad iniziare con puree, è quella dell’eventuale soffocamento durante l’ingestione di cibi solidi. In realtà un bambino che sperimenta da solo, è in grado di gestire il cibo in bocca, mediante un meccanismo di protezione, chiamato “riflesso faringeo”. Esso non è altro che il rigetto, attraverso il conato di vomito, che si attiva quando un corpo estraneo arriva a toccare la parte mucosa alla base della lingua.

I bambini piccoli presentano questo riflesso in una parte molto anteriore della bocca, rispetto agli adulti. Per questo motivo è facile che abbiano il conato durante la masticazione. Se si aspetta, si vedrà che autonomamente, il bambino sputerà fuori l’oggetto o il cibo senza ulteriori aiuti esterni. Il segnale di soffocamento invece, è l’incapacità di tossire o piangere da parte del bambino, poiché l’oggetto ha raggiunto le vie respiratorie.

In realtà, se il bambino è in una posizione eretta, tale rischio è quasi nullo, proprio per il suo riflesso faringeo.

Per iniziare, basta lasciar sedere il bimbo a tavola, con le mani pulite, permettendogli di esplorare 2 o 3 cibi davanti a lui. E’ importante che nelle fasi iniziali venga posto a tavola quando non ha fame, poiché il cibo è solo fonte di gioco, quindi è necessario allattare subito prima o comunque a poco tempo di distanza.

Per quanto riguarda i cibi, dovrà cominciare con qualcosa di non troppo piccolo, poiché non sarà ancora in grado di afferrare con pollice e indice, ma userà tutta la mano. Si cominci tagliando il cibo a bastoncini di 5 cm, di modo che una parte faccia da “impugnatura” e una la possa mettere in bocca.

Un esempio classico per la fase iniziale è il broccolo, oppure un bastoncino di carota lessata (non troppo altrimenti rimane troppo molle).

Intorno agli 8 mesi, imparerà a prendere pezzi con precisione e aprire il pugno per afferrare. Probabilmente utilizzerà le mani per tenere il cibo in bocca durante la masticazione (con le gengive), non sapendo tenere la bocca chiusa in contemporanea. Verso i 9 mesi saprà afferrare piccoli pezzi di cibo tra pollice e indice e riuscirà, probabilmente, a “inzuppare” un cibo in un altro.

Ovviamente le tempistiche sono molto soggettive, poiché dipendono dalle abilità e dal percorso di ogni bambino, quindi quelle qui inserite sono soltanto frutto di statistiche. Per una maggiore conoscenza dei diversi cibi da proporre o evitare in autosvezzamento è consigliabile seguire un corso appropriato, condotto da professionisti del settore.

A cura della Dott.ssa Ostetrica Sonia Santangelo

Il training autogeno e il parto

Il training autogeno e il parto

Il Training autogeno e il partoIl training autogeno e il parto – cosa è e a cosa serve

IL TA, è una tecnica di rilassamento che ha riflessi nella sfera psicofisiologica. Molto utile in ambito clinico perché aiuta a gestire lo stress, l’ansia, le emozioni e tutte quelle patologie che hanno una base psicosomatica. Trova anche una buona applicazione in altri ambiti come lo sport ma anche in tutte quelle situazioni ove è richiesta una buona ed esclusiva concentrazione (studio, lavoro, etc).

La caratteristica di questa tecnica, inventata dallo psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz, risiede nel fatto che il paziente diviene autonomo, nel senso che potrà in seguito essere in grado di ripetere gli esercizi da solo, senza la presenza del terapeuta.

In gravidanza, momento importantissimo nella vita di una donna e in particolare verso la fine, l’ansia, la paura, il nervosismo e mille timori, possono influenzare la futura mamma, ma non dovrebbero mai sopraffarla. Il travaglio potrebbe essere portatore di tali emozioni ma è possibile tenere sotto controllo queste tensioni, attraverso una specifica tecnica di rilassamento, allo scopo di vivere serenamente questa meravigliosa esperienza di vita vecchia come il mondo.

Il TA permette alla mamma di trovare quel necessario rilassamento, assolutamente indispensabile, soprattutto nelle ultime fasi della gravidanza ed è di assoluto ausilio nell’ultima fase, ovvero durante il travaglio.

Durante il parto, circa il 40% del dolore è dovuto esclusivamente all’ansia, che genera paure (di non farcela, di soffrire per il dolore, etc). Tutto ciò innalza la tensione che a sua volta porta automaticamente a fare il contrario di ciò che si dovrebbe fare: AUMENTARE LA CONTRATTURA MUSCOLARE. In quei momenti, nel momento in cui il bambino tenta di uscire dall’utero, i muscoli devono favorirne la fuoriuscita, quindi devono essere assolutamente rilassati. IL TA aiuta moltissimo il processo di rilassamento muscolare, rendendo di conseguenza più veloce la fase espulsiva e riducendo (anche se non completamente) il dolore.

Il training autogeno e il parto – come prepararsi

Il TA è molto utile per mitigare i dolori del travaglio ma non va considerato solo come un antidolorifico dal momento che ha anche altri benefici.

Il TA si basa su specifici esercizi che inducono un graduale rilassamento (deriva dalla ipnosi). La ripetizione di alcuni esercizi, appresi gradualmente e mantenuti con un allenamento quotidiano anche attraverso il cosiddetto training autogeno respiratorio  (RAT)  permettono di sciogliere tutti i muscoli che entrano in gioco nella fase del parto.

Il training autogeno e il parto – la respirazioneil ta e il parto

Durante il TA, la donna si focalizza sulla respirazione  (regolare, lenta e profonda). Nel corso dell’esercizio, ci si deve focalizzare sui singoli muscoli, visualizzandone il loro rilassamento.  Questi esercizi sono utilissimi, perché la partoriente viene aiutata a superare in modo rilassato e consapevole, le ultime fasi della gravidanza. La tecnica permette di raggiungere un rilassamento molto profondo accompagnato dall’assenza di paure e ansie.

La respirazione è il punto centrale del processo e diventerà ‘un modo di essere’ per il resto del periodo. Tale ‘modo di essere’ produrrà un tipo di respirazione che avrà la caratteristica di un automatismo funzionale all’obiettivo che resterà anche dopo e verrà utilizzato in tutte le situazioni ove è necessario gestire tutte quelle situazioni ove  lo stress potrebbe dominarci nelle piccole e grandi imprese della vita di ognuno di noi.

Il training autogeno e il parto – la visualizzazione

Tutti i muscoli interessati al parto vengono visualizzati. Tutte le possibili contratture (derivanti dalla ovvia tensione nervosa) vengono individuati e visualizzati. Viene insegnato come allentare la tensione e come sciogliere le eventuali contratture. 

Tale tecnica inoltre favorisce una sorta di benessere generale perché migliora moltissimo le contratture muscolari ma anche i dolori. Nelle ultime fasi del parto, le mamme sono in grado di ridurre il dolore provocato dalle contrazioni permettendo loro, attraverso il controllo della respirazione di mantenersi calme collaborando con lo staff in tutte le fasi.

Il training autogeno e il parto – dopo la nascita

Anche dopo il parto, il TA è utile perché la neo mamma è in grado di affrontare meglio tutte le incombenze e i cambiamenti che la nascita e la gestione del bebè comporta. Il TA diviene, come dicevamo sopra, una risorsa da utilizzare in qualsiasi fase della propria vita. 

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