Categoria: Psicodiagnostica

Effetto Mozart: cosa c’è di vero

Cos’è?

L’Effetto Mozart è una teoria scientifica, non ben consolidata e con scarsa attendibilità scientifica del 1993 ipotizzata da due fisici: Gordon Shaw e Frances Rauscher.

Secondo i due fisici, l’ascolto della Sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448) di Wolfgang Amadeus Mozart starebbe alla base di un  aumento (temporaneo) delle capacità intellettive riscontrate in un gruppo di volontari.

Pubblicata su Nature, venne in seguita contestata da numerosi altri studi (diventati anch’essi pubblicazioni scientifiche), ove in buona sostanza veniva dichiarato che nessuno aveva ottenuti gli stessi risultati.  I due ricercatori però, ci hanno riprovato in seguito (articolo del 1997) riconfermando i risultati. Anche in questo caso però, nessuno tranne i due ricercatori, sono mai riusciti nell’intento di ripetere e ottenere gli stessi risultati. Sembra però che tale mancanza di risultati simili sia dovuto al fatto che ci sia stato un fraintendimento. Pare cioè che il miglioramento di questi risultati ci sia stato ma solo laddove la stimolazione si riferiva all’intelligenza spazio-temporale (pare che esistono 9 tipi di intelligenza) e questa presunta migliorata capacità intellettiva durava solo 15 minuti.

Quindi questa ipotesi non venne presa in considerazione perché nessuno è mai riuscito ad ottenere gli stessi risultati.

Tuttavia, il  dipartimento di psicologia del Wisconsin, tramite studi successivi del 1998, dimostrò che l’ascolto della musica di Mozart, effettivamente provocava un aumento, temporaneo dell’intelligenza spazio-temporale.

Per 60 giorni alcuni ratti subirono l’ascolto di Mozart (la sonata K448); dopo questo esperimento, questi ratti riuscirono a trovare l’uscita da un labirinto meglio di chi non aveva ascoltato questa musica.

Quindi ad oggi si può sostenere che tale incremento intellettivo, dopo l’ascolto della sonata 448, è temporanea e riguarda solo l’intelligenza spaziale che è legata al riconoscimento delle forme (uscire da un labirinto, ad esempio) ma anche allo sviluppo dell’orientamento (per non perdersi in città, prima di uscire, potrebbe essere propedeutico ascoltare questa sonata). I chirurghi e i programmatori, potrebbero essere i maggiori beneficiari.

All’interno della Sonata in re maggiore per due pianoforti sembra, sempre secondo la teoria, che ci siano   toni binaurali (I toni binaurali  o battiti binaurali dall’inglese binaural beats, vengono percepiti dal cervello quando due suoni vengono ascoltati separatamente attraverso degli auricolari)  in grado di portare il nostro cervello alla frequenza più alta funzionando come la  CPU, l’ascolto di Mozart farebbe aumentare i Mhz del nostro cervello.

I nove tipi di intelligenza

I nove tipi di intelligenza

Esiste una teoria, quella delle intelligenze multiple che sostiene che la misurazione del QI attraverso l’uso dei test tradizionali sia stata molto  ridimensionata.
Lo psicologo  americano Howard Gardner ha individuato nove tipi  di intelligenza, presenti in parti diverse e specifiche del cervello, tra cui  quella logico-matematica (su cui era basato il primo test per la misurazione del QI).

I nove tipi di intelligenza – elenco

Di seguito una breve elancazione di questi 9 gruppi:

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Linguistica

E’ legata alla capacità di utilizzare una proprietà legata alla conoscenza della lingua di appartenenza chiara ed efficace. Chi la possiede ha una capacità che gli permette di variare il suo vocabolario in base alle esigenze e tende a riflettere sul linguaggio. Esponenti tipici possono essere, linguisti, scrittori, giornalisti, poeti etc.

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Esistenziale o Teoretica

Esprime la capacità di riflettere volutamente in merito a grandi temi speculativi (ad esempio, la coscienza umana, la natura dell’universo, etc) da cui ricavare, dopo complessi processi di astrazione, quelle categorie concettuali di valore universale. Tipico dei filosofi, ma anche dai fisici.

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Logico-Matematica

Tramite questo tipo di intelligenza è possibile fare ragionamenti deduttivi, schematizzazioni e catene logiche. Tipico ovviamente dei matematici, ingegneri, tecnologi, etc.). Coinvolge i due emisferi; il sinistro per la simbologia matematica, il destro per l’elaborazione dei  concetti.

Intelligenza Logico-Matematica – Intelligenza Spaziale:

Ha a che fare con chi riesce a percepire nello spazio, gli oggetti e le forme. Chi ne è provvisto, è in grado di avere memoria per i dettagli dell’ambiente e per le caratteristiche delle figure e ovviamente sa orientarsi meglio di altri ed è in grado di riconoscere figure tridimensionale sulla base di schemi mentali, che possono essere anche molto complessi. Tipico degli artisti (pittori, architetti, scenografi, etc).

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Corporeo-Cinestesica

Si ha una abilità e conoscenza del proprio corpo tale da permettere una buona coordinazione dei movimenti. In generale ginnaasti e ballerini. Gli organi interessati sono: il cervelletto, il talamo, i gangli fondamentali e vari altre aree del nostro cervello.

I nove tipi di intelligenza  – Intelligenza Musicale

Chi la possiede è in grado di riconoscere l’altezza dei suoni, le costruzioni armoniche e contrappuntistiche. Chi ha questo tipo di intelligenza suona bene strumenti musicali ma è anche in grado di eccellere nel canto. Localizzata nell’emisfero destro del cervello, anche se chi ha una cultura musicale utilizzano il sinistro per l’elaborazione delle melodie.

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Intrapersonale

La capacità di capire se stessi, e di utilizzare questa conoscenza per  ottenere risultati più vantaggiosi nella vita personale, ma anche le capacità empatiche per la comprensione delle altre personalità. Speculare, secondo Gardner , al’ intelligenza interpersonale.

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Interpersonale

Viene utile laddove c’è la necessità di una comprensione altrui, in merito alle esigenze ai desideri spesso nascosti, alle paure, oppure inerenti alla creazione di contesti sociali favorevoli oppure alla promozione di modelli personali e sociali vantaggiosi.  Chi ne trae particolare vantaggio fa il politico, gli psicologi, e chi in un modo o nell’altro vive di relazioni sociali. Sono coinvolte tutte le aree del cervello, ma in modo specifico i lobi pre-frontali.

I nove tipi di intelligenza – Intelligenza Naturalistica

La possiede che sa individuare oggetti naturali, li sa classificare seguendo un ordine preciso e li utilizza per cogliere le eventuali relazioni. tipico di gruppi umani che vivono ancora in uno stato “primitivo” (aborigeni)  e che sanno muoversi e orientare nel loro ambiente naturale cogliendo i minimi dettagli su cui basare le mosse successive.

Anche se queste ‘intelligenze‘ sono più o meno innate negli individui, non sono prefissate e attraverso l’esercizio è possibile svilupparle. Se non usate, nel tempo possono essere perse. Poichè ognuna di queste categorie ha sottocategorie, Gardner ha evidenziato che sarebbe impossibile elencarle tutte.

Test psicologico: SEI UN DIPENDENTE AFFETTIVO?

Seguono 40 DOMANDE (tratte dal sito ufficiale “ Dipendenza affettiva).

Questo test ti permetterà di comprendere il livello della tua dipendenza affettiva.

Come leggere i risultati:

Con 40 risposte “SI” … sei indubbiamente e seriamente affetto da questo disturbo.
Conta il numero dei “SI” e se sono più della metà, potrebbe essere utile rivolgerti ad uno specialista (il sottoscritto oppure un collega della tua città) per raccontare la tua storia e verificare se può essere utile iniziare un percorso terapeutico.

 

TEST

1. Riguardo alle relazioni affettive sei debole e bisognoso/a.

2. Ti innamori molto facilmente e troppo velocemente.

3. Quando ti innamori non riesci a smettere di fantasticare, neanche quando ti stai occupando di cose importanti, non riesci ad evitarlo.

4. A volte, quando ti senti solo/a e cerchi una relazione, sei disposto/a ad adattarti a cose che non sono esattamente ciò che vuoi o meriti.

5. Quando hai una relazione tendi ad “asfissiare” il tuo/la tua partner.

6. Più di una volta ti sei trovato/a in una relazione con qualcuno che era incapace di impegnarsi seriamente e sei rimasto/a, aspettando e sperando che cambiasse.

7. Una volta che ti sei legato/a a qualcuno, sei incapace di lasciarlo/a o di dimenticarlo.

8. Quando sei attratto da qualcuno, ignori tutti i segni, anche evidenti, che mostrano che quella persona non è adatta a te.

9. Riguardo all’innamoramento ed alla scelta di un partner, l’attrazione iniziale è la cosa più importante per te. Un amore che duri nel tempo non ti attira.

10. Quando sei innamorato/a ti fidi di persone che non sono in realtà degne di fiducia. Al contrario hai grandi difficoltà nel fidarti di tutti gli altri.

11. Quando una relazione finisce, senti che la tua vita è finita e, più di una volta, hai pensato al suicidio a causa di una relazione fallita.

12. Ti accolli una dose di responsabilità di molto maggiore rispetto al partner per far sopravvivere una relazione.

13. L’amore e le relazioni sono l’unica cosa che ti interessa.

14. In alcune delle tue relazioni tu eri il solo innamorato/a dei due.

15. Sei schiacciato/a dal senso di solitudine quando non sei innamorato/a o coinvolto in una relazione.

16. Non sopporti di stare da solo/a. Non sai godere della compagnia di stesso/a.

17. Più di una volta hai cominciato una relazione con la persona sbagliata soltanto per non restare da solo/a.

18. Sei terrorizzato/a all’idea di non trovare qualcuno da amare.

19. Ti senti inadeguato/a se non ti trovi in una relazione.

20. Sei del tutto incapace di dire di no se sei innamorato/a o se il tuo partner minaccia di lasciarti.

21. Cerchi con ogni sforzo di essere o diventare ciò che il tuo partner vuole che tu sia.Faresti qualunque cosa per compiacerlo/a, anche abbandonare te stesso/a (sacrificare ciò a cui tieni, ciò che desideri, i tuoi bisogni e la tua dignità).

22. Quando sei innamorato/a vedi solo ciò che vuoi vedere. Distorci la visione e la percezione della realtà per reprimere l’ansia e nutrire le tue irreali fantasie.

23. Hai una tolleranza molto alta riguardo alla sofferenza in una relazione. Sei disposto/a a sopportare l’abbandono, la depressione, la solitudine, la disonestà, il tradimento, persino l’abuso (mentale o fisico) pur di evitare il dolore dell’ansia da separazione, cioè ciò che provi quando non sei con la persona a cui ti sei legato/a.

24. Più di una volta sei stato ardentemente innamorato di qualcuno ed è stato straziante.

25. Ami l’idillio. Ti è capitato di avere più storie d’amore brevi contemporaneamente, anche quando questo comportava un tradimento.

26. Hai avuto almeno una relazione con una persona che abusava di te, emotivamente o fisicamente.

27. Le tue fantasie su una persona irraggiungibile di cui sei innamorato/a sono più importanti per te rispetto alla possibilità di incontrare una persona disponibile ad una relazione reale.

28. Sei terrorizzato/a dalla paura di essere abbandonato/a. Avverti come un abbandono anche il  più piccolo rifiuto e questo ti fa sentire in un modo terribile.

29. Insegui persone che ti hanno rifiutato e cerchi disperantamente di fare in modo che cambino idea.

30. Quando sei innamorato/a sei eccessivamente possessivo/a o geloso/a.

31. Più di una volta hai trascurato la famiglia e gli amici per una relazione.

32. Sei impulsivo/a in maniera incontrollata quando sei innamorato/a.

33. Senti un irresistibile bisogno di controllare qualcuno di cui sei innamorato/a.

34. Più di una volta hai spiato qualcuno di cui eri innamorato/a.

35. Persegui (o perseguiti) la persona di cui sei innamorato/a anche se è impegnata in un’altra relazione.

36. Se ti ritrovi coinvolto/a in un triangolo (lui , lei , l’altro) cerchi di convincerti che “tutto vale in guerra ed in amore”. Non abbandoni la complicata relazione.

37. Per te l’amore è la cosa più importante del mondo.

38. Anche se non sei una relazione, comunque fantastichi sull’amore, anche su di un vecchio amore o sull’  “uomo (o la donna) che verrà”.

39. Per quanto puoi ricordare, andando indietro con la memoria, la tua mente è stata sempre impegnata con fantasie sull’amore e le persone di cui ti innamoravi.

40. Ti senti impotente e debole quando sei innamorato/a, come se fossi in una specie di trance o sotto l’effetto di un incantesimo.Perdi completamente la capacità di compiere scelte ed azioni lucide.

LA VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA: Perversioni sessuali e imputabilità

Di fronte alle evidenti e clamorose anormalità di una condotta perversa, ed in particolare in alcune condotte sadiche, saremmo portati a ritenere che gli autori di tali atti criminosi siano scarsamente liberi nelle loro azioni, incapaci di volere e forse di intendere, quindi non imputabili e non condannabili in un processo.

Certamente il quesito sulla loro imputabilità e responsabilità si pone sempre, come nel fatto di cronaca del cosiddetto “mostro” di Bolzano, un giovane con evidenti anomalie della condotta di tipo sadico, reo confesso di tre omicidi e fortemente indiziato di altri due. Il caso, come forse molti ricorderanno, si è concluso con la condanna dell’imputato, quindi con il riconoscimento della sua responsabilità ed imputabilità. Di seguito viene riportata uno stralcio di relazione peritale, effettuata dal perito  A. Godino, per comprendere come il Collegio giudicante sia arrivato a queste conclusioni:

Per poter definire l’inquadramento diagnostico di un soggetto e quindi decidere se esistono oppure no le condizioni patologiche che portano di per sé, anche solo acutamente, alla incapacità di intendere e volere, il clinico forense riporta il suo esame sia sulla logica degli atti che sulle osservazioni attuali del funzionamento psichico del soggetto (dirette o attraverso dei test ed esami neuropsichiatrici).

Sintesi dei dati disponibili: Al colloquio clinico risultano evidenti disturbi dell’affettività, impotenza, tematiche ossessive a contenuto sadico, ritualismi e collezionismo di coltelli ed armi da taglio.

L’esame neurologico è negativo interamente e sotto ogni aspetto (in particolare esiste normo-funzionalità percettivo- sensoriale e motoria e non esistono segni di assunzione cronica od acuta di sostanze psicoattive)

Il test di Rorschach evidenzia disturbi relativi alla sfera psicosessuale ed al controllo degli impulsi. Entrambi gli aspetti sono compatibili con una diagnosi di perversione sadica a contenuto sessuale. Alcuni aspetti dello stesso test sono compatibili con la presenza di una nevrosi fobico-ossessiva. Non emergono dal test indizi di psicosi o di alterato contatto con la realtà.

Al test WAIS di intelligenza generale si osserva un profilo regolare nel confronto con gli 11 sub test ed un risultato generale del tutto nella media (QI di 97, con la norma fra 85 e 115 e la media normativizzata pari a 100). Tale profilo è ovviamente incompatibile con una diagnosi di psicosi (la quale tipicamente è confortata da marcate irregolarità nel profilo e da un rendimento inibito di tipo para-demenziale) ma è anche scarsamente compatibile con una diagnosi di nevrosi. Anche se è chiaro che un disturbo nevrotico non incide sulla capacità di intendere e di volere in modo significativo, è pur vero che un quadro di tipo nevrotico potrebbe anche essere un raro aspetto residuale di una psicosi d’emblèe. I test psicodiagnostici fin qui riesaminati, ma in particolare la WAIS, non sono compatibili con una diagnosi di nevrosi. In modo specifico la WAIS, test di tipo oggettivo e molto ben standardizzato, ci descrive un rendimento intellettivo perfettamente normale ed adeguato alla scolarizzazione del soggetto.

Particolarmente illuminante, rispetto alla normalità della volizione e della comprensione del Bergamo, è la risposta al test di personalità MMPI. Alle scale di controllo del test risulta che il soggetto ha scientemente alterato le sue risposte nel verso di una simulazione di patologia. Tale simulazione rende ovviamente il profilo generale poco attendibile e la collega che ha discusso tale risultato ha, giustamente, segnalato la simulazione senza ulteriormente procedere all’analisi dei dati volutamente artefatti.

E’ però non di meno interessante notare che, malgrado l’intento di apparire folle, le scale psicotiche non siano significativamente  elevate, con l’unica modesta eccezione della scala di Paranoia. Le altre scale che si elevano oltre la media sono quella relativa all’isolamento sociale ed affettivo e quella che indica problemi a livello della sessualità.

Gli esami neurologico-funzionali sono tutti perfettamente nella norma.

Conclusioni: Nessuno dei dati disponibili in sede peritale consente di formulare una diagnosi di psicosi schizofrenica o di altra infermità mentale acuta. […]La capacità di intendere e di volere si dimostra integra e totale sia nel corso degli esami peritali che delle osservazioni in fase di restrizione del Bergamo, ma tale risulta anche il dato osservativo indiretto sul periodo di servizio militare di leva. La condotta ai test, ma in particolar luogo l’esame motivazionale e psicologico degli atti criminosi, convergono tutti verso una diagnosi di sadismo sessuale e di scarso controllo degli impulsi in una personalità dissociale con piena validità delle funzioni cognitive e volitive […].


R. Canestrari, A. Godino, Trattato di psicologia, CLUEB, 2002

 

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I disturbi sessuali femminili – cause e cure

Il Questionario QDSF (Questionario Analitico sui Disturbi Sessuali Femminili) indaga, da un punto di vista strettamente qualitativo, le principali aree della sessualità femminile che, a vario titolo, possono presentare disfunzioni, patologie ma anche problemi sub-clinici. È utilizzabile in un contesto psicoterapeutico per orientare il clinico nella corretta diagnosi dei disturbi sessuali femminili, per valutare l’atteggiamento della paziente nei confronti dei disturbi stessi, per individuare la necessità di ulteriori approfondimenti diagnostici (ad esempio di tipo ginecologico) o di una psicoterapia, e per valutare i cambiamenti ottenuti per mezzo.

di una psicoterapia, un intervento farmacologico o ginecologico. Infine, è applicabile in ambito epidemiologico e di ricerca.

Il Questionario QDSF possiede le seguenti caratteristiche:

L’analiticità. Ciò consente di approfondire ogni singola area della sessualità e di evidenziare aspetti sintomatologici o di generico disagio che possono facilmente essere sottaciuti durante l’anamnesi nel colloquio clinico oppure non riconosciuti per la loro reale rilevanza, e quindi non comunicati al clinico. Fornisce indicazioni cliniche in relazioni ai seguenti disturbi (DSM-IV-TR): Disturbi del desiderio sessuale (Disturbo del desiderio sessuale ipoattivo, Disturbo da avversione sessuale), Disturbo dell’eccitamento sessuale femminile, Disturbo dell’orgasmo femminile, Disturbi da dolore sessuale (Dispareunia, Vaginismo), Parafilie.

La Ricognizione di disturbi sessuali sub-clinici. Infatti, l’attuale sistema nosografico proposto dal DSM IV-TR (2000) non sembra potere comprendere tutta la varietà dei disturbi sessuali femminili o di quanto viene vissuto con disagio e frustrazione dalle pazienti. Lo strumento raccoglie pertanto informazioni certamente utili per effettuare una diagnosi di disturbo del desiderio, dell’eccitazione sessuale, dell’orgasmo, da dolore sessuale, ma nondimeno cerca di evidenziare anche eventuali malesseri di più sottile percepibilità diagnostica, come ad esempio: un rapporto non sereno con il proprio corpo;  la presenza di sensi di colpa inadeguati; la presenza di comportamenti anassertivi che rendono difficile opporre un rifiuto nei confronti di una proposta sessuale o nei confronti di specifiche attività sessuali; l’uso dell’attività sessuale a scopi strumentali; la tendenza a reprime l’immaginario erotico a causa di depressione, alessitimia, ansia e altri disturbi non squisitamente sessuali; presenza di difficoltà di abbandono che non impediscono la capacità orgasmica ma che inibiscono e rendono coartata la vita sessuale.

La valutazione dettagliata dell’abuso sessuale infantile e in età adulta.

Il Questionario Analitico sui Disturbi Sessuali Femminili è strutturato in 16 sezioni, ognuna delle quali indaga un’area specifica:

la sezione 1 raccoglie alcune semplici ma importanti informazioni generali del soggetto;

la sezione 2 indaga il rapporto con il proprio corpo;

la sezione 3  è relativa all’approfondimento della dimensione del desiderio sessuale;

la sezione 4 indaga l’area dell’eccitazione sessuale, e innanzitutto il modo in cui viene percepita;

la sezione 5 indica la presenza di dolori durante l’attività sessuale, attuali o pregressi.

la sezione 6 indaga i tipi di sistemi anticoncezionali che vengono utilizzati;

la sezione 7 valuta la percezione dell’uomo da parte della donna, da un punto di vista sia generale che fisco.

la sezione 8 valuta l’atteggiamento generale nei confronti della sessualità;

la sezione 9 è relativa all’immaginario erotico, valutandone innanzitutto età di comparsa, e presenza/assenza al momento della compilazione del questionario;

la sezione 10 valuta l’autoerotismo;

la sezione 11 è riservata a coloro che, al momento della compilazione del questionario, non hanno un partner, e indaga il tipo di desiderio relazionale e sessuale, qualora presente;

la sezione 12 è riservata a chi ha una relazione sessuale, anche non comportante la penetrazione. Vengono indagate diverse aree della sessualità, della vita relazionale e dell’immaginario della paziente;

la sezione 13 comprende un’ampia griglia di attività sessuali che consente di valutare la vita sessuale della paziente, reale e fantasmatica, in modo molto preciso;

la sezione 14 indaga la presenza dell’abuso sessuale infantile, definito nel modo seguente: “In questa sede si intende per abuso sessuale infantile il coinvolgimento di soggetti immaturi e/o dipendenti in attività sessuali, avendo scarsa o nessuna consapevolezza della esatta natura di quello che avviene o delle sue reali implicazioni. L’abuso può essere diretto ed esplicito, ma anche indiretto, come l’esposizione a materiale pornografico, a rapporti sessuali volontariamente esibiti o esibiti ripetutamente senza la necessaria privacy, oppure attraverso racconti a contenuto sessuale inadatti all’età o al rapporto esistente tra le persone”.

la sezione 15 valuta invece l’eventuale presenza di abuso sessuale occorso in età adulta;

la sezione 16 consiste in uno spazio non strutturato per segnalare ulteriori informazioni che la donna ritenesse di volere comunicare per permettere una comprensione più approfondita della sua sessualità.

Il QDSF esiste anche in una versione “retest“, da utilizzarsi allo scopo di valutare i cambiamenti effettuati in seguito ad un intervento terapeutico (psicoterapia, intervento farmacologico, chirurgico, riabilitativo).

Giannantonio M., Questionario Analitico sui Disturbi Sessuali Femminili. La diagnosi in sessuologia femminile. Seconda edizione, 2008: www.psicotraumatologia.com

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Leggi anche cosa succede quando si va dallo psicologo

 

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Hermann Rorschach e le origini del test

Non sappiamo molto di Hermann Rorschach, perché, in virtù delle sue caratteristiche personali (del tipo: genio e sregolatezza) ha lasciato poche informazioni sulla sua vita; ciò che conosciamo lo dobbiamo quasi esclusivamente ai suoi contributi scientifici, di cui però le informazioni che abbiamo sono incomplete, infatti  la documentazione sulla fase iniziale del test è povera, sappiamo solo che nel 1911 Rorschach somministrò uno dei suoi primi prototipi, insieme al Reattivo di Associazione Verbale di Jung, agli studenti di Althau, allievi del suo ex compagno di scuola K. Gehring. Un esperimento complesso, il cui materiale però è andato perso. Dopo queste  esperienze iniziali, svolte nel periodo 1911-1912, ci fu un lungo intervallo in cui lo psichiatra si dedicò ad altri lavori, per poi riprendere la sperimentazione nel 1917, su sollecitazione del direttore dell’ospedale psichiatrico di Zurigo,  E. Bleuler, il quale convinse il suo ex allievo a riprendere gli esperimenti con le macchie, condotti anni prima. Il giovane psichiatra, nel giro di tre anni, scrisse Psychodiagnostik, testo pubblicato nel 1921, a causa di problemi editoriali.

Fondamentale per la realizzazione della sua opera, fu l’incontro con Carl Gustav Jung. Fiorentino (2011) sostiene che durante i  corsi universitari di medicina di Jung, a cui Rorschach partecipò, furono trattati due argomenti che sarebbero poi diventati fonti d’ispirazione per Rorschach: i risultati della sperimentazione del Test di Associazione Verbale e l’illustrazione di un test, il Klecksographie (Scrittura con le macchie), di J. Kerner.

Rispetto alle macchie di Kerner, Rorschach introdusse alcuni cambiamenti significativi: inserì il colore, rese più indefinite le macchie e infine formulò una grande sistema per classificare le Risposte, ovvero la Siglatura.

Anche rispetto al reattivo di Jung ci sono parecchie affinità. Il Test di Associazione Verbale è composto da un elenco di 100 parole-stimolo cui il paziente deve rispondere con la prima parola che gli viene in mente. I criteri principali per l’analisi dei risultati sono: Tempo di Latenza, Perseverazione, Rifiuto, le associazioni di carattere introverso vengono scritte sulla sinistra del foglio dei computi, le associazioni di carattere estroverso sulla destra. Sono gli stessi criteri della Prova Rorschach e del TVI.

Inoltre in Psychodiagnostik, Rorschach definisce il concetto di Risposta Complessuale facendo esplicito riferimento agli esperimenti di Jung, e utilizza spesso questo termine sia nel corso della sua opera principale, che nel lavoro pubblicato postumo Sulla valutazione del test di interpretazione delle forme.

Dunque, il Test di Associazione Verbale si basa su parole-stimolo che evocano configurazioni complessuali, il Test di Rorschach invece si basa sulla percezione di macchie senza forma, che posseggono un carattere evocativo che può rivelare configurazioni complessuali.

La differenza fondamentale fra i due test sta nel fatto che uno si basa su uno stimolo prevalentemente cognitivo, la parola, l’altro, invece, si basa sulla percezione visiva e sulla attivazione di immagini, che si pongono in una linea di confine molto più vicina all’inconscio.

E’ possibile affermare che Rorschach, quando somministrava il Reattivo di Jung, aveva come obiettivo quello di validare il suo lavoro, che alla fine pubblicò, appena un anno prima di morire in modo improvviso, a 37 anni, rivoluzionando così il mondo della psicologia e della psicodiagnosi.

Peralta, A., H. Rorschach e C.G.Jung, una relazione di reciproca ambivalenza, relazione presentata alla I Giornata di Studio Rorschach e Psicologia del Profondo, Roma 2006, in Atti della I Giornata di Studio, pubblicati nel settore Rorschach e Psicologia del Profondo del sito della SRR, a cura di M.Fiorentino

La consulenza tecnica nei casi di mobbing

 

Il termine ‘mobbing’ (dall’inglese “to mob”, aggredire) deriva dall’etologia e precisamente da Konrad Lorenz che lo coniò nel 1971, per indicare l’aggressione di animali di piccola taglia da parte di animali più grandi con l’intento di escluderli dal branco o di ucciderli.

Successivamente, agli inizi degli anni 80,  il prof. Heinz Leymann di Stoccolma l’ha usato per indicare una particolare forma di violenza psicologica messa in atto sul posto di lavoro nei confronti di una vittima designata.

In questo contesto ha individuato circa 45 azioni mobizzanti (strutturate secondo il questionario L.I.P.T.) del datore di lavoro (trasferimenti, spostamenti continui, provvedimenti disciplinari, disagi psico-fisici, prepensionamenti, esclusione dal mondo del lavoro etc…), che continuamente messi in atto esautorano l’individuo fino a strutturare uno stato di sofferenza psico-fisica rilevante, permanente e con ricadute nell’area cognitiva, affettiva e relazionale-sociale.

Il conflitto degenera in un’aggressione protratta che passa da questioni professionali ed oggettive, al coinvolgimento totale della persona, con attacchi alla leadership, episodi pregiudiziali, isolamento, ferite narcisistiche, minacce.

Alcuni autori ricollegano il fenomeno in un problema di comunicazione, in una routine di conflitto e da precisi criteri riguardanti la durata e la frequenza. La sequela del disagio psico-fisico, implica episodi di ansia ed agitazione nei primi sei mesi, l’evoluzione in un disturbo d’ansia o d’umore con tratti depressivi ed il fallimento nei tentativi di ripristinare l’equilibrio precedente in un periodo variabile da 6 a 24 mesi, la cronicizzazione del quadro clinico anche oltre i 24 mesi con ricoveri frequenti.

Lo scopo di una Consulenza tecnica è di esaminare i parametri cognitivi ed affettivi, ovvero il cosiddetto esame di stato mentale per porre una diagnosi sul soggetto. Dal punto di vista cognitivo sono importanti l’organizzazione spazio-temporale, la memoria a breve e lungo termine, la memoria operativa, l’attenzione e la concentrazione, il linguaggio verbale e l’espressione. Dal punto di vista affettivo sono rilevanti  la comunicazione non verbale, l’emotività, l’empatia, la capacità di gestione della pulsione erotica ed aggressiva.

L’impressione derivata dai colloqui non può prescindere dalla esperienza clinica del terapeuta psicologo, ma deve essere oggettivata e supportata da strumenti validati come test della personalità, scale di valutazione e questionari mirati (Hama o Stai per l’ansia di tratto e di stato, Beck per la depressione, Zung per l’ansia sociale, Maudsley per il disturbo ossessivo compulsivo etc), inventari della personalità (MMPI2, Millon-III), test proiettivi (Rorschach, D.F.U. etc), che confermino la prima ipotesi diagnostica.

Al momento attuale non esistono parametri medici o psicologici specifici per accertare il mobbing.

Lo psicologo sceglie gli strumenti che meglio conosce e accreditati da una storia clinica ampiamente validata, riferendosi a manuali come il Dsm o l’ICD10 per accertare un Disturbo depressivo, un disturbo d’ansia od un Post Traumatico da stress, molto comuni in queste situazioni.

Newsletter AIPG n° 8, anno 2002

Il danno esistenziale da bullismo

“Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. Un’azione viene definita offesnsiva quando una persona infligge intenzionalmente o arreca un danno o un disagio a un’altra.”  (Olweus, 1996). Il bullismo quindi non è riferibile ai normali conflitti o rivalità tra ragazzi, tipici dell’età adolescenziale, ma piuttosto a vere e proprie prepotenze preordinate, oppressioni che con aggressività sistemica, con continue violenze fisiche, verbali e psicologiche, vengono costantemente imposte su soggetti più deboli ed incapaci di difendersi riducendoli spesso ad una condizione  di soggezione, disagio psichico, isolamento ed emarginazione nei confronti di tutto il gruppo classe e, in casi più gravi, di tutta la scuola. E’ possibile individuare alcune caratteristiche che differenziano il bullismo dai comportamenti prevaricatori che possono normalmente avvenire tra coetanei:

  • L’intenzione volontaria e cosciente di arrecare danno all’altro, mediante azioni offensive attuate sia mediante il contatto fisico, sia a parole;
  • Evidente soddisfazione nel perseguitare la vittima prescelta, specie quando quest’ultima accusa evidente sofferenza psicologica e  sentimenti di angoscia;
  • Riduzione della stima di sé e maggiore propensione alle vessazioni nella vittima a causa delle continue e ripetute umiliazioni subite, che la conducono a non rivelare agli insegnanti e genitori gli episodi che la vedono coinvolta, proprio perché teme ritorsioni e vendette.

Non si dovrebbe quindi  parlare di bullismo quando i ragazzi che rimangono coinvolti in un  contrasto, non insistono oltre un certo limite per imporre la propria volontà, quando sono in grado di spiegare il perché del loro conflitto, manifestare le proprie ragioni, scusarsi e cercare situazioni accomodanti, di cambiare tematica ed infine di allontanarsi.

Per chi vive delicati momenti evolutivi, il rischio che comportamenti a rischio si strutturino e si sistematizzino in un vero e proprio disagio esistenziale, è comunque elevato, soprattutto se l’adolescente si trova già in una situazione psicologica difficile e non incontra risposte adeguate dall’ambiente circostante.

E questo sicuramente si può dire sia del bullo che della vittima.

Alcuni studi longitudinali compiuti sulle vittime evidenziano, da un punto di vista psicologico, un maggior numero di episodi depressivi rispetto alla media, un stima di sé più bassa, un’alta percentuale di abbandoni scolastici, difficoltà lavorative ed un maggior numero di suicidi; da un punto di vista fisico invece, si riscontra un’incapacità a fronteggiare situazioni di aggressività verbale o fisica e la tendenza a somatizzazioni più o meno gravi (mal di testa, mal di stomaco, attacchi di panico, etc).

Volendo considerare il danno esistenziale come “la somma di ripercussioni relazionali di segno negativo” (Cendon, Ziviz, 2000), è indubbio come esso possa ritenersi diagnosticabile non solo nella relazione bullo-vittima, ma anche in chi vive intorno a loro (genitori, alunni, insegnanti).

Cendon P., Ziviz P. (a cura di), Il danno esistenziale. Una nuova categoria della responsabilità civile, Giuffrè, Milano.

Dominici R, Montesarchio G., Il danno psichico. Mobbing, bulling e wrongful life:uno strumento psicologico e legale per le nuove perizie e gli interventi preventivi nelle organizzazioni.

Olweus D (1996)., Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, Firenze.

PSICOLOGIA GIURIDICA

In ambito Forense gli strumenti e la metodologia del Processo Diagnostico non variano rispetto alla Diagnosi Clinica, così come non varia l’atteggiamento di dialogo, di ascolto e di interesse per la storia del Soggetto.

In ambito civile la Consulenza Tecnica può essere richiesta:
– Nel contrasto fra i genitori separati, per decidere l’affidamento dei o del minore
– Nell’affidamento extrafamiliare di minori provenienti da famiglie inadeguate;
– Per accertare l’idoneità, ovvero la presenza dei requisiti psicologici nei coniugi che richiedono in adozione il minore
– Per valutare la capacità di intendere e di volere di persone anziane o malate riguardo a problemi di eredità o di testamento.
La Consulenza Tecnica è lo strumento di cui dispone il giudice per diagnosticare la presenza\assenza di disturbo mentale. Viene generalmente richiesta:

  1. quando dal colloquio con i coniugi il magistrato si rende conto della presenza in uno o in entrambi di anomalie nell’organizzazione mentale più o meno gravi;
  2. su richiesta di uno dei genitori, che adduca il disturbo mentale dell’altro sia come causa del fallimento del rapporto coniugale, sia come motivo per avere l’affidamento della prole.

L’obiettivo della Consulenza sarà dunque quello di valutare la natura e la gravità del disturbo (nevrosi, psicosi, disturbi di personalità, ecc.) e le eventuali capacità genitoriali; inoltre il Consulente offre al Giudice tutte quelle ulteriori notizie ed informazioni utili al fine di costruire la personalità dei genitori e l’ambiente familiare, precisandone, eventualmente, in quale misura il disturbo mentale riscontrato influisce sulle capacità educative, suggerendo le soluzioni più adeguate ai fini dell’affidamento della prole.
In base al quadro psicologico delineato dal Consulente, il Giudice può adottare vari
provvedimenti di affidamento della prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa.

In Ambito Forense, l’esame della personalità e la valutazione psicodiagnostica di un individuo è inoltre richiesta in tutte quelle situazioni in cui la legge prevede il Risarcimento del Danno Psichico subito da un individuo in seguito all’esposizione di uno o più eventi traumatici (incidente stradale, errore professionale, mobbing, morte di un familiare, inquinamento ambientale) la cui responsabilità da parte di un soggetto esterno sia stata accertata.
Un esempio può essere fornito da una recente sentenza emessa dal Tribunale di Roma, in cui si chiedeva di condannare Alitalia per i danni patrimoniali subiti dalla famiglia (spese di taxi per il ritorno a casa, spese di messa in sicurezza della valige, ecc.) e soprattutto per il danno morale legato alla perdita di un giorno di una vacanza all’estero.
Il Giudice, Dott.ssa Antonella Illuminati, ha accolto la richiesta dell’associazione Codacons, scrivendo nella sentenza:
“quanto alla richiesta degli attori per il risarcimento del cd. danno da vacanza rovinata… il danno può ritenersi provato in via presuntiva, in quanto, con lo slittamento del viaggio gli attori hanno perso un’occasione di riposo e di svago oltre che di godimento della mutua compagnia. Tale voce di danno dovrà essere quantificata equitativamente e può essere stimata prudenzialmente in 500€ per ciascun attore’.

Alitalia è stata così condannata a risarcire non solo il danno morale da vacanza rovinata, nella misura di 500 euro a passeggero, ma anche il danno patrimoniale causato, pari a 300 euro a passeggero, oltre al risarcimento delle spese legali per 2.170 euro -spiega l’avv. Cristina Adducci del Codacons, che ha difeso la famiglia nella causa. In totale quindi la compagnia aerea dovrà sborsare, oltre ai 400 euro a passeggero già elargiti autonomamente, più di 5.300 euro per aver venduto più biglietti rispetto ai posti disponibili sull’aereo in questione, determinando così l’overbooking del volo

Il Mobbing e la psicodiagnosi

Punto di partenza su cui basare qualsiasi riflessione è che non tutte le azioni che danneggiano un lavoratore costituiscono mobbing di per sé. La caratteristica saliente del fenomeno sta nell’intenzionalità di colpire il lavoratore nel tentativo di renderlo incapace di reagire, indebonendone la funzionalità difensiva, distruggendone l’autostima, fino a renderlo vittima di se stesso e porlo in condizione di inferiorità.

Alcuni autori, in relazione all’aspetto di “perseveranza” di certi comportamenti, considerano il mobbing una “degenerazione”del conflitto, che si protrae modificando progressivamente i suoi contenuti. Da questioni puramente professionali ed oggettive, la disputa passerebbe quindi in un secondo tempo a coinvolgere non solo i comportamenti della vittima, ma la totalità della sua persona giungendo in situazioni estreme a ledere la saluta psicofisica del soggetto. Ege (2002) definisce il mobbing: una situazione lavorativa di conflittualità sistemica, persistente e in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni al alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità. Il mobbizzato si trova nell’impossibilità di reagire adeguatamente a tali attacchi e a lungo andare accusa disturbi psicosomatici, relazionali, dell’umore che possono portare anche ad invalidità permanenti di vario genere.

Brevemente riportiamo un elenco delle principali azioni che la letteratura annovera tra quelle mobbizzanti:

  1. Demansionamento: al soggetto vengono assegnati compiti nettamente inferiori rispetto alle sue mansioni;
  2. Frequenti cambiamenti dei compiti assegnati: al soggetto vengono continuamente cambiati i compiti o le procedure da seguire;
  3. Sovraccarico di lavoro: al lavoratore viene assegnato un carico di lavoro tale da non poter essere svolto nei tempi previsti o da un solo operatore;
  4. Attribuzione di compiti assurdi o umilianti o tali da renderlo inviso dai colleghi: si impone al soggetto di tenere il conto dei materiali di consumo o gli si attribuiscono indebitamente funzioni di controllo su altri lavoratori;
  5. Manomissione della postazione di lavoro;
  6. Abnorme esercizio di controlli: si eseguono sul lavoratore controlli che non vengono attuati verso altri o gli si impone un abnorme numero di visite fiscali in caso di assenza per malattia;
  7. Frequenti critiche o richiami verbali o scritti;
  8. Privazione della progressione di carriera;
  9. Sistematica squalifica da parte di colleghi, superiori o sottoposti: il soggetto viene sistematicamente ignorato, non riceve risposta al saluto o alle richieste verbali o scritte, i superiori non rispondono agli esposti inoltrati;

10.  Calunnie o insinuazioni;

11.  Aggressioni o minacce.

La correlazione tra eventi mobbizzanti e psicopatologia non può prescindere dal riconoscimento del ruolo centrale che la variabilità interpersonale riveste in ambito clinico.

Ciò potrebbe indurre a pensare che fra i fattori scatenanti e il manifestarsi di un certo quadro sintomatologico, rientri una “personalità predisposta” o una vulnerabilità di fondo. Tuttavia in concomitanza all’amplificarsi del conflitto in ambito lavorativo, vengono generalmente a cambiare anche gli aspetti emozionali del soggetto che ne è vittima.

Psicodiagnosi

Per una psicodiagnosi completa viene consigliata la somministrazione della seguente batteria di test:

WAIS

MMPI-2

RORSCHACH

FIGURA UMANA

Il Mobbing oggi. Come è perchè

Nasce dal verbo inglese: “to mob” (attaccare) ed è stato usato per la prima volta dall’etologo Konrad Lorenz, per individuare il comportamento di alcuni animali della stessa specie che si coalizzano contro un membro del gruppo attaccandolo, emarginandolo e provocandone, nei casi peggiori, la morte. E’ stato poi utilizzato da altri per indicare tutti quei comportamenti di vero e proprio terrorismo psicologico posti in essere nelll’ambiente di lavoro da superiori o subalterni (mobbing verticale) o dai colleghi di lavoro (mobbing orizzontale), con chiari intenti discriminatori finalizzati ad emarginare progressivamente un lavoratore per indurlo alle dimissioni o facilitarne il licenziamento.Il mobbing in azienda

Il fenomeno mobbing, vecchio come il mondo, ci ha colto di sorpresa: nel 1997 era ancora un problema sommerso e poco conosciuto. Questo fenomeno multidisciplinare convolge un pò tutti: politici, medici, psicologi, sociologi, giuristi, esperti sindacali ecc.

Le fasi del mobbing

  1. conflitto quotidiano (conflittualità persistente sotto apparente normalità);
  2. inizio del mobbing e del terrorismo psicologico (attacchi alla vittima, nelle relazioni sociali, nella comunicazione, nella professione, nella salute).
  3. errori e abusi anche non legali della direzione del personale (trasferimenti, richiami ingiustificati, demansionamento, ecc);
  4. esclusione dal mondo del lavoro (sintomi ossessivi, malattie psicosomatiche, dimissioni, licenziamento).

Heinz Leymann, basandosi sull’osservazione di casi concreti, ha identificato 45 forme di comportamenti mobbizzanti suddivisi in 5 gruppi:

  • attacchi alla comunicazione
  • attacchi ai rapporti sociali
  • attacchi alla posizione sociale
  • attacchi alla qualità della vita
  • attacchi alla salute.

Al fenomeno mobbing sono state date più definizioni, una delle più autorevoli è la seguente:

Per mobbing si intende comunemente un comportamento del datore di lavoro (o del superiore gerarchico, del lavoratore a pari livello gerarchico o addirittura subordinato), il quale con una condotta sistematica e protratta nel tempo e che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili, pone in essere forme di prevaricazione e persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro. Da ciò può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio psicofisico e del complesso della sua personalità (Corte di Cassazione, sentenza n. 3875/09).

Come detto oltre alla parola mobbing da qualche tempo vengono usati altri termini che è bene conoscere in quanto definiscono le modalità con cui può generarsi il distress, cioè lo stress negativo, in ambiente di lavoro.

Straining: traducibile come tendere, sforzare; definisce una situazione originata in ambienti di lavoro in cui la vittima subisce una singola azione, es. un ingiusto trasferimento, le cui conseguenze sono di stress continuo e i cui effetti dureranno nel tempo; tale condizione ha come esito un effetto devastante sul soggetto. E’ però necessario che la vittima percepisca gli eventi come una componente intenzionale e/o discriminatoria.

Burn out: corrisponde al significato di :’scoppiato dal lavoro’. E’ una sindrome che colpisce principalmente i lavoratori impegnati nelle professioni d’aiuto quali: assistenza, sostegno, emergenza, istruzione, sanità, ecc. Le inadeguatezze organizzative, l’ingiusta assegnazione di compiti, la mancata chiarezza nelle regole, l’insuccesso, possono portare a situazioni di esaurimento di ogni energia e allo svuotamento psichico del soggetto sottoposto a superlavoro il quale non raggiungendo gli obiettivi prefissati va in corto circuito.

Stalking: traducibile come : “caccia in appostamento”; con tale termine si identifica anche il cosidetto “stalking occupazionale” caratterizzato dal fatto che la causa delle persecuzioni ha origine in ambiente lavorativo e viene estesa anche nella vita privata, cioè, lo stalker, aggiunge così molestie che toccano l’ambiente familiare della vittima al fine di completare e/o rafforzare il suo progetto di costringere la vittima alle dimissioni o soggiogarla al suo volere.

Le ragioni del mobbing

Si ricorre al mobbing, cioè a velati atteggiamenti persecutori messi in atto tramite azioni lesive occultate dietro una facciata spesso addirittura cordiale, affinche la vittima compia errori. Ciò giustificherà condotte quali: il dequalificarla, isolarla, sottrarle dei benefit, ecc. La conseguenza sarà l’inevitabile danno delle condizioni psicofisiche del perseguitato arrivando così alle sue spontanee dimissioni o ad un ‘giusto’ e ‘giustificato’ licenziamento. Morale: il persecutore avrà raggiunto il suo scopo ‘togliendo di mezzo’ la vittima, la quale uscirà dalla storia con una condizione fisica e sociale a pezzi conclusa a volte con il suicidio. Il mobbing non è una malattia ma ne può essere la causa.

Le ragioni emozionali

Sono caratterizzate dai più disparati motivi: incomprensioni, diversità, onestà, correttezza, invidia, gelosia, incapacità, personalità introverse, ecc. Spesso questa forma di avversione, di antipatia, non viene neanche esternata o quantomeno non al giusto livello, anzi, le azioni aggressive vengono nascoste dietro una facciata normale spesso addirittura cordiale; ciò rende la futura vittima inconsapevole di ciò che gli sta per accadere.

E’ probabile che all’inizio potrà pensare che si tratti della normale conflittualità, magari un pochino accentuata, mai penserebbe che tutto è mirato e studiato ad arte per distruggerlo.

Le patologie mobbing-stress correlate

I lavoratori sottoposti ad atteggiamenti persecutori, mobbing od altro, reagiranno tramite lo stress al fine di generare un meccanismo difensivo, ma al prolungarsi delle violenze presenteranno un alto rischio di sviluppare la sindrome da stress cronico le cui conseguenze inevitabili saranno patologie di ordine psicosociale. Naturalmente ogni individuo di fronte ad un conflitto professionale lo vivrà secondo la propria attitudine a reagire, alla sua forza, alla sua resistenza, tuttavia più il conflitto si prolunga, più la resistenza diminuisce.

Per le ‘vittime’ sono comuni i disturbi psicosomatici da stress, infatti nel tempo potranno sviluppare disturbi di ansia e d’umore quali:

Disturbo Pos-Traumatico da stress (DPTS) – fenomeni di evitamento, comportamenti cioè tesi ad evitare ogni situazione che ricordi il problema, pensiero concentrato in modo ossessivo sui problemi di lavoro con incubi, disturbi di ansia e depressivi.

Disturbo dell’Adattamento (DDA) – fattori di rischio di intensità e durata inferiori a quelli riscontrati nel DPTS.

Britney Spears: mobbing sessuale all’ex bodyguard

Britney Spears: mobbing sessuale all'ex bodyguard

Conseguentemente la forte tensione psicologica porterà alla comparsa di una serie di alterazioni che colpiscono l’equilibrio socio-emotivo e psicofisiologico generando la caduta delle difese immunitarie, la vittima arriverà nel tempo a sviluppare disturbi, somatizzazioni  che potranno divenire croniche e irreversibili.

I più tipici disturbi di natura psichica sono: agitazione, angoscia, disturbi dell’attenzione e della concentrazione, anoressia o bulimia, disturbi del comportamento, riduzione o perdita della libido, disturbo del sonno.

A cui certamente potrebbero seguire disturbi di natura fisica provocando danni agli organi più deboli quali: apparato gastrointestinale (gastrite, colite ulcerosa, ulcera peptica); apparato cardiocircolatorio (tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione essenziale); apparato respiratorio (asma brochiale, sindrome iperventilatoria); apparato urogenitale (dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce, enuresi); nel sistema cutaneo (psoriasi, acne, dermatite, prurito, orticaria, secchezza della cute e delle mucose, sudorazione); nel sistema muscolo scheletrico (cefalea tensiva, crampi muscolari, torcicollo, mialgia,  artrite, dolori  al rachide).

Una riflessione: in ambiente di lavoro, chiunque applichi la violenza, causando dei danni fisici, sarà immediatamente incriminato e condannato senza scampo; applicando invece la tecnica del ‘mobbing’ potrà generare dei danni fisici ancora maggiori, ma sarà però ben difficile provare la sua responsabilità nelle patologie che scaturiranno ed ancora più difficoltoso arrivare ad una sua condanna.

Test per gioco d’azzardo

Il  South Oaks Gambling Screen (SOGS) è lo strumento più conosciuto e diffuso per lo screening generale dei disturbi da gioco d’azzardo. Derivato dal DSM-III, è un questionario di facile e rapida somministrazione composto da  20 item, in grado di fornire informazioni su diversi  aspetti: il tipo di gioco privilegiato, la frequenza dell’attività di gioco, la difficoltà di giocare in modo controllato, la consapevolezza circa il proprio problema di gioco, i mezzi usati per procurarsi il denaro per giocare, il tornare a giocare per tentare di recuperare le perdite, le menzogne circa le attività di gioco. Il punteggio massimo che si può ottenere è 20 punti, tuttavia già un valore di tre o quattro punti è indice di difficoltà potenziali per il gioco, mentre un valore di cinque punti o più indica un problema di gioco manifesto. Chi raggiunge o supera i nove punti ha un problema grave di gioco. Dello strumento esistono differenti versioni: SOGS-M (valuta la presenza del GAP limitatamente ai 12 mesi che precedono la somministrazione del questionario); SOGS-PLUS (integra la versione originale con una serie di quesiti derivati dai criteri diagnostici del DSM-IVTR); SOGS-RA (utilizzato con adolescenti-studenti). Il valore massimo ottenibile è 20 punti, ma un punteggio soglia potrebbe essere considerato a partire da 4/5 punti. In ogni caso per una diagnosi di GAP è necessaria una  procedura d’assessment più completa (utilizzo di una batteria di test).

Sei un giocatore? vuoi sapere se sei a rischio? fai il test gioco d’azzardo

Test psicologico – figura umana

DISEGNO DELLA FIGURA UMANA (DFU) DI MACHOVER

Test basato sulla produzione di disegni, in cui viene fornita al soggetto l’istruzione di disegnare una figura umana intera e, successivamente alla prima,  un’altra di sesso opposto.  I disegni prodotti vengono valutati: con metodi globali, intuitivi; analitici;  assegnando una valutazione numerica a uno o più aspetti del disegno; misurando le dimensioni fisiche di alcune parti del disegno. Il disegno della figura umana  è stato usato per studiare il processo della pubertà attraverso gli schemi della crescita  e per studiare le determinanti della personalità riguardo la percezione del corpo nello spazio. Viene usato come mezzo di selezione per le attività professionali e nella valutazione dei progressi e dei risultati finali in terapia.

Può essere applicato a stranieri ed analfabeti e non ha quasi mai limiti di età, di intelligenza o di abilità artistica.

Test psicologico – RORSCHACH

TEST DI RORSCHACH

Test proiettivo formato da 10 tavole rappresentanti figure ambigue, 5 nere, 2  bicromatiche, 3 policromatiche. Il modo nel quale ogni singolo soggetto organizza o “struttura” le macchie d’inchiostro nel processo percettivo riflette gli aspetti fondamentali della sua dinamica psicologica, delle sue funzioni psichiche cognitive, affettive, sociali ecc. Ogni tavola rappresenta qualcosa a livello simbolico. Le metodologie attuali per l’uso del Rorschach sono numerose; In Italia il metodo più diffuso è quello appartenente alla Scuola Romana Rorschach; negli USA, invece, si usa soprattutto il metodo comprensivo “Exner”. Qui tratteremo uno dei metodi italiani.

Le fasi del Test di Rorschach (Somministrazione D. Rapaport; Siglatura C. Rizzo; Interpretazione formale- contenutistica e clinico-dinamica) sono le seguenti:

Somministrazione: consiste sostanzialmente nel presentare il test come una prova d’immaginazione e nel consegnare al soggetto una tavola alla volta chiedendo: “Cosa potrebbe essere questo?” Le risposte vanno annotate con estrema fedeltà;

Inchiesta: consiste nell’accertare quali sono le caratteristiche dello stimolo  che hanno indotto il soggetto a dare le risposte che ha dato;

Prove supplementari: si tratta di prove facoltative, nelle quali il soggetto viene stimolato nell’individuazione di specifici contenuti  riguardanti 2 tavole in particolare, qualora non fossero stati individuati in nessuna delle 10 tavole;

Siglatura: le risposte fornite dal soggetto vengo “codificate” in riferimento alla tecnica di siglatura di riferimento;

Computo generale dei dati: strumento sul quale vengono annotate le siglature, le frequenze dei vari tipi di sigla e i rapporti tra le frequenze.

Interpretazione: Fase di interpretazione del protocollo.

Il test di Rorschach ha un largo utilizzo  in ambito forense; è infatti quasi sempre utilizzato nel campo delle consulenze tecniche d’Ufficio (C.T.U.). Nell’attività psicologico-forense il test di Rorschach è un ausilio alla comprensione della personalità e non uno strumento utile per decidere se un’azione ha o non ha avuto luogo.

In ambito clinico, l’utilizzo di questo test può aiutare lo psicoterapeuta a comprendere in tempi più brevi il paziente e così contribuire ad un trattamento più efficace fin dalle sue prime fasi.

Test psicologico – MCMI

MILLON CLINICAL MULTIAXIAL INVENTORY (MCMI-III)

Questionario di personalità per adulti e adolescenti (dai 18 anni in su), composto da 175 items a risposta dicotomica vero-falso. La valutazione della personalità si articola in 20 scale:

8 scale di disordini fondamentali di personalità (Schizoide, Sfuggente, Dipendente, Istrionico, Narcisistico, Antisociale, Compulsivo, Passivo-Aggressivo);

3 scale riferite a sindromi gravi di personalità (Personalità di tipo Schizofrenico, Paranoide e Borderline);

6 scale riferite a sindromi cliniche importanti (Ansietà, Somatizzazioni, Ipomania, Distimia, Abuso Alcolico e Abuso di droghe);

3 scale di sindromi psicotiche importanti (Pensiero psicotico, Depressione psicotica, Delirio psicotico).

Le ultime 9 scale si riferiscono all’asse I del DSM-III-R.

In virtù della  sua semplicità di somministrazione (lunghezza 175 items; tempo di somministrazione 45’ circa), della sua possibilità di collegarsi alla nosografia del DSM-III e a una teoria clinica ben definita (Teoria della personalità di Millon) e della disponibilità di calcolo dei punteggi e delle procedure interpretative computerizzate, Il MCMI-III può essere utilizzato  in programmi di consulenza per le scuole, in centri di igiene mentale o in ospedali generali, nei tribunali.  Lo scopo principale di questo test è fornire informazioni ai clinici che devono fare valutazioni e prendere decisioni in merito al trattamento di soggetti con difficoltà emotive e interpersonali.

Test psicologico – MMPI

MINNESOTA MULTIPHASIC PERSONALITY INVENTORY-2 (MMPI-2)

E’ bene premettere che le informazioni che si ricavano dai tests devono sempre essere considerate in termini probabilistici,  mai come assolute e\o statiche, e da rendere il più accurate possibili mediante la raccolta del maggior numero di elementi.

L’MMPI-2 è definito un reattivo di personalità in grado di fornire un profilo in cui è possibile individuare caratteristiche di personalità e\o sindromi specifiche, in base alla combinazione delle scale, con valore di psicodiagnosi, la quale deve essere sempre affiancata da altri tests e\o colloqui. Comprende tre scale di validità tra cui una scala (F) come indice di gravità. Ci sono poi dieci scale cliniche all’interno delle quali troviamo microscopicamente raggruppate tre scale dell’area nevrotica, tre dell’area psicotica e tre dell’area sociopatica.

Bisogna tener presente che l’MMPI-2 è un test di “stato” e che quindi un intervento farmacologico, come anche cambiamenti nella vita dell’individuo, modificano rapidamente il profilo.

MMPI-2 è un questionario di personalità per adulti e adolescenti (dai 18 anni in su), utilizzato per la valutazione di psicopatologie o di “stati di disagio psichico”. E’ costituito da 567 items  a risposta dicotomica vero-falso, che raggruppati permettono di costruire diverse scale:

Scale di Validità ( L menzogna; F frequenza; K correzione; Fb F back; VRIN incoerenza nelle risposte; TRIN  incoerenza nelle risposte “vero”)

Scale cliniche di base (HS  ipocondria; D  depressione; I  isteria; Pd  deviazione psicopatica; Mf  mascolinità-

femminilità; Pa paranoia; Pt  psicastenia; Sc  schizofrenia; Ma  ipomania; Si introversione sociale)

Scale supplementari

  1. Alcolismo eTossicodipendenze: valuta la tendenza in generale all’abuso di sostanze;
  2. Tossicodipendenza potenziale: indica la potenzialità a sviluppare problematiche legate all’abuso di sostanze;
  3. Tossicodipendenza ammessa: integra la scala precedente, esprimendo quanto il soggetto sta ammettendo apertamente di avere problemi connessi all’abuso di sostanze;
  4. Disturbo post-traumatico da stress: diagnosticano questo tipo di disturbi;
  5. Ostilità ipercontrollata: misura la capacità di tollerare le frustrazioni senza reagire;
  6. Disagio coniugale: indica la presenza di contrasti di rilievo nelle relazioni di coppia.

Scale di contenuto (ANX  ansia; FRS  paura; OBS  ossessività; DEP  depressione; HEA  preoccupazione per la salute; BIZ  ideazione bizzarra; ANG  rabbia; CYN  cinismo; ASP  comportamenti antisociali; TPA  tipo A; LSE bassa autostima; SOD  disagio sociale; FAM  problemi familiari; WRK  difficoltà sul lavoro; TRT  indicatori di difficoltà di Trattamento.

L’MMPI-2 , insieme al test di Rorschach, è il test più utilizzato sia in ambito clinico, sia in quello giuridico. I vantaggi sono la sua semplicità di somministrazione. E’ possibile somministrare l’MMPI-2 in forma ridotta fino all’item 370. In questo caso, ovviamente, bisogna considerare esclusivamente le Scale di validità e le Cliniche di base.

Test psicologico – WAIS

WECHSLER ADULT INTELLIGENCE SCALE, REVISED (WAIS-R)

Test di “abilità generale” per adulti e adolescenti (16-64 anni), utilizzato per la valutazione complessiva del livello di sviluppo o di efficienza mentale.

Articolato in 11 prove (dette subtest) diverse per contenuto e per tipo di operazione mentale richiesta, raggruppate in una:

  1. Scala Verbale Informazione, Comprensione, Ragionamento aritmetico, Analogie, Memoria di cifre e Vocabolario;
  2. Scala di Performance:  Associazione simboli a numeri, Completamento di figure, Disegno con i cubi, Riordinamento di storie figurate e Ricostruzione di oggetti).

I due gruppi, verbale e di performance, possono essere somministrati insieme o da soli permettendo, ad esempio, di somministrare la prima a persone con deficit del linguaggio, oppure solo la seconda a soggetti che hanno handicap visomotori.

I punteggi che quantificano il livello di prestazione alla scala totale o a ciascuno dei due sottoinsiemi che la compongono (scala verbale e scala di performance) sono espressi in Quozienti Intellettuali (Q.I.) “di deviazione”, cioè come punti standard caratterizzati da media=100 e deviazione standard=15.

L’analisi del profilo, oltre a dare un’indicazione sul livello globale di efficienza mentale,  offre anche indicazioni circa un eventuale danno cerebrale organico, stati psicopatologici non organici e declino mentale.

Valutazione psicologica tramite test

L’intervento di valutazione psicologica effettuato tramite test è attuato da uno specialista psicologo che possiede competenze psicometriche e cliniche necessarie per la corretta somministrazione, quantificazione, elaborazione, interpretazione e applicazione di test fenomenologici, fattoriali, oggettivi e proiettivi, volti alla ricostruzione di un quadro dei vari aspetti cognitivi e non cognitivi della personalità dell’individuo.
Questa attività di valutazione può essere realizzata in campi d’applicazione differenti. Solo per fare alcuni esempi: nel settore clinico-sanitario (area della psicologia clinica e della salute, psichiatria e neuropsichiatria infantile, neuropsicologia, logopedia, ecc.), in quello scolastico (prove di livello, diagnosi delle difficoltà di apprendimento, orientamento scolastico, professionale ed universitario), nella gestione delle risorse umane (area della psicologia del lavoro e dell’organizzazione) e nel ramo legale (settore civile e penale).
L’uso di test, infatti, spesso affianca l’attività clinica dello psicoterapeuta durante il lavoro con il paziente che chiede un percorso psicologico individuale, o può essere impiegato dallo psicologo per la delineazione di un quadro di partenza sull’individuo da utilizzarsi per successivi interventi riabilitativi di differente natura (ad esempio, interventi cognitivi per disturbi dell’apprendimento).
Nell’ambito di istituzioni e comunità (scuole, ospedali, cliniche, centri per lungodegenti, ecc.) l’uso di test può essere impiegato in concomitanza ad altri strumenti (questionari, schede di osservazione, interviste e colloqui) per pianificare interventi volti all’attività di prevenzione primaria, secondaria e terziaria in aree diverse (es. alimentazione, comportamenti sessuali a rischio, ecc.).
Un altro ambito applicativo è quello della consulenza vocazionale e della pianificazione della carriera scolastica o lavorativa, dove vengono applicati strumenti focalizzati ad un lavoro di orientamento o ri-orientamento della persona, oltre che interventi propedeutici a progetti di formazione e di formazione-lavoro.
Altre volte l’impiego di questi strumenti può essere finalizzato ad una valutazione dell’individuo in campo legale per stabilire la capacità di intendere e volere dell’imputato, per la valutazione del danno biologico con pregiudizio esistenziale, per la valutazione delle capacità genitoriali finalizzata all’affidamento dei figli, ecc.

I test rappresentano, quindi, dei riferimenti scientifici indispensabili ai professionisti che lavorano nel campo della selezione, diagnosi, riabilitazione, rieducazione, integrazione e reintegrazione di individui di tutte le età, avendo come obiettivo quello di contribuire al miglioramento del benessere delle persone nel mondo della sanità, del lavoro, della scuola e della società in generale.

 

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