Categoria: Disturbi alimentari

Anoressia nervosa

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa, insieme alla bulimia, appartiene alla categoria dei disturbi alimentari; è contraddistinta dal rifiuto di nutrirsi per paura di ingrassare e da un comportamento ipercontrollante nei confronto del cibo.

Concorrono e partecipano al disturbo vari fattori che sono di natura sociale, biologica e ovviamente, psicologica. Inoltre è ampiamente dimostrato che è un disturbo prevalentemente femminile, dal momento che il 90% dei casi vengono rilevati nelle donne.

Nel 2004 è stata pubblicata una guida dei disturbi alimentari chiamata Guida NICE (National Institute for Clinical Excellence). Tale guida rappresenta uno strumento ad uso e consumo del professionista che tratta i disturbi del comportamento alimentare sia nell’ambito adolescenziale che adulto ma sembrerebbe che tale guida sia carente dal momento che le informazioni ivi riportate sono  scarse e non offrono un supporto esaustivo.

Nella Guida, infatti viene sottolineato che la sola cura farmacologica è insufficiente e suggerisce un intervento integrato, ovvero, farmaci, terapia individuale e intervento della famiglia.

Sembrerebbe, in ambito psicodinamico, che le madri di tali pazienti, abbiano avuto una femminilità svalutata (dagli altri oppure da se stesse), di conseguenza il loro modello identificativo è disfunzionale e le figlie sarebbero portate all’anoressia per annullare dal proprio corpo, tutto ciò che potrebbe essere riconducibile alla femminilità.

La ricerca avrebbe evidenziato che la maggior parte delle anoressiche abbiano un desiderio della madre che rasenta l’invasività. Da ciò ne nascerebbe un conflitto insanabile contraddistinto da amore e da odio ove entrambi i soggetti (madre e figlia) tenderebbero a fondersi. I genitori di questi soggetti (tipicamente la madre) reagiscono al malessere della figlia con ansia, anche grave; oppure con eccessiva preoccupazione, o con reazioni ostili, cariche di critiche, ma anche, al contrario, con un atteggiamento iperprotettivo.  Tutte cose che, inutile dirlo, influenzano negativamente l’esito dell’anoressia.

Mai come in questa patologia, le dinamiche famigliari hanno la loro influenza. Mentre in altre situazioni nevrotiche il soggetto potrebbe riuscire (da solo o con la psicoterapia) ad affrancarsi dall’invischiamento famigliare e ritrovarsi, in questo caso sembrerebbe (e le varie ricerche lo sosterrebbero) che introdurre nella terapia anche la famiglia offra maggiori chance di successo.

Anche se viviamo in un epoca più ‘illuminata’, le resistenze verso il disagio psichico sono ancora molto forti. Di fronte al disagio psichico in generale e all’anoressia in particolare, le reazioni della famiglia possono essere molteplici. Scoprire di avere una figlia anoressica può, in prima istanza, rappresentare un shock a cui può seguire una serie di emozioni che vanno dalla rabbia, alla confusione, tensione, rifiuto, etc e anche portare ad una percezione distorta e di sottostima del rischio. Per questi genitori è bene che sia chiaro che non se ne esce con ‘la buona volontà’ esattamente come non lo è, nel caso di un grave disturbo cardiaco.

Spesso, questa percezione distorta, porta a minimizzare il problema, portandolo a conseguenze estreme e alla ricerca tardiva dello specialista. Un’altra percezione distorta è data dall’impotenza. I famigliari pensano che non ci sia nulla che essi possano fare. Nulla che possa influenzare positivamente il trattamento.

Mentre in un primo momento tendono a minimizzare il problema, in seguito, quando cioè il tratto patologico è conclamato, i loro comportamenti cambiano radicalmente e spesso, in modo opposto ed egualmente errato.

Si evince, dai risultati di queste ricerche, che la scelta di un trattamento integrato (farmaci, famiglia, individuo), teso a comprendere (e favorire il cambiamento) le caratteristiche di tutti gli attori, hanno la stessa importanza (e lo stesso peso).

La ricerca si è quindi focalizzata sulla comprensione delle caratteristiche psicologiche, in primis, della madre di queste pazienti (anoressiche) con l’obiettivo di mettere in piena luce la relazione esistente madre-figlia.

Anoressia nervosa – Caratteristiche del gruppo di osservazione

Il gruppo, che settimanalmente si incontravano per circa un anno era formato da 7 partecipanti e seguito da esperti in disturbi alimentari.

L’analisi dei risultati del materiale via via acquisito nel corso delle sessioni, ha evidenziato, nel rapporto madre-figlia,  alcuni tratti comuni che sono: ostilità e passione tra madre e figlia, il tipo di devozione dell’una vs l’altra, il reciproco controllo e come era impostato il gioco della dinamica onnipotenza dell’uno e impotenza dell’altra.

Anoressia nervosa – onnipotenza e impotenza

Le madri di questi soggetti hanno come sentimento dominante proprio quello della impotenza, proprio perché non riescono ad aiutare né a controllare le figlie nella loro battaglia con il cibo. Un altro sentimento molto forte e quello del senso di colpa perché si sentono responsabili del malessere della figlia.

Sul fronte opposto, quello dell’onnipotenza, le madri pensano che prima o poi riusciranno a cambiare le cose che girano (male) intorno alle loro figlie; dal momento che questo non accade, torna forte il sentimento contrario (impotenza) e ciò le induce ad aumentare il controllo. Peccato che è proprio questo che allontana le figlie.

In uno studio specifico (Psychological characteristics of mothers of patients with anorexia nervosa: implications for treatment and prognosis http://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S2237-60892012000100004), Gorgati sostiene che questa alleanza/lotta  (fusione) tra madre è figlia esclude totalmente il mondo e in particolare il padre visto come un intruso e disturbante.

According to Gorgati, the alliance and struggle formed between mother and daughter cordon them off from the rest of the world; in this scenario, the father is seen as an intruder who disturbs the fused mother/daughter. We have observed that the mother tries to collude with the daughter against the father, arguing that mother and daughter need each other in order to deal with a not very understanding father.’

Si evince quindi che il padre assumerebbe un ruolo di marginale importanza  in queste dinamiche.

Anoressia nervosa – il controllo

Il centro nevralgico di questi pazienti è rappresentato proprio dal controllo. Controllo che il paziente esercita nell’ambito della famiglia e dell’ambiente.

In questi pazienti, convivono anche altri disturbi quali l’inflessibilità, il perfezionismo etc, tipico di un altro grave disturbo: il DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo).  I ricercatori ritengono che sono tutti elementi correlate con le dinamiche del controllo. Il continuo amore/odio, tensione tra gli impulsi e la inevitabile necessità di controllarli, siano alla base della continua lotta tra madre e figlia.  Ma perché le madri tentano continuamente di controllare le figlie? Perché ritengono che esse, le figlie, non sono assolutamente in grado di autogovernarsi. Nelle figlie accade la stessa cosa e tutto ciò crea un circolo vizioso ove entrambe di sfiduciano ed entrambe violano lo spazio dell’altra. Questo tira e molla alla fine termina. Si raggiunge una posizione di totale indifferenza; tra le due si stabilisce il crollo di confini specifici. Ciò che è della madre e ciò che è della figlia, alla fine non è più distinguibile.  

Le madri cominciano a pensare che la figlia usi la malattia per controllare la vita degli altri. Si sottomettono alla figlia, non comprendono la loro sofferenza come del resto non sono in grado di comprendere il loro ruolo e quanto sia difficile essere madri.

Tutto viene vissuto con senso di colpa, permane l’illusione di controllare effettivamente le cose senza riuscire a realizzare che esse in realtà, sono paralizzate dalla malattia della figlia che poi altro non è che l’esistenza di una malattia della loro relazione. E’ la loro relazione ad essere malata.

Anoressia nervosa  – Passione, inibizione e devozione

Questo è l’aspetto più dirompente della problematica, la devozione con cui queste madri si dedicano alle loro figlie. La devozione è tale che produce un effetto devastante: l’annientamento. L’annientamento produce come effetto, che la figlia cessa di esistere come soggetto.  

Secondo i ricercatori il comportamento dell’anoressica è una conseguenza del tentativo di annientamento che la madre opera su di lei. Il processo che si instaura tra le due, di controllo e di reciproca dipendenza, porta alla perdita delle reciproche individualità.    

Anoressia nervosa  – Terapia

Secondo i ricercatori e nei casi ove il processo descritto sopra risulti evidente,  anche la madre dovrebbe sottoporsi a psicoterapia se si vuol trattare con successo l’anoressia della figlia. Il ganglio centrale starebbe proprio nel disarticolare definitivamente il meccanismo di controllo che reciprocamente esse attuano.

Ecco quindi che la terapia esercitata sulla paziente anoressica, dovrebbe estendersi anche al nucleo famigliare, con lo scopo di analizzare la complessità delle strutture psicologiche e attuare su di esse,  i necessari interventi terapeutici per restituire ad ogni soggetto il livello di libertà e autonomia più consono al riequilibrio della dinamiche del singolo e dell’intero nucleo.

I punti chiave su cui intervenire sono: ipercriticità, controllo, iperprotezione, ostilità, etc. Tutti questi aspetti vanno individuati al fine di eliminarli e promuovere un atteggiamento più consono.

Anoressia e bulimia: come alterare il cervello

Anoressia e bulimia: come alterare il cervello

Secondo uno studio della Università del Colorado “Anschutz Medical Campus”, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista di medicina: ‘Translation PsychiatryUSA’, esisterebbe un meccanismo cerebrale che altera (ignorandolo) lo stimolo della fame che si riscontra sia nell’anoressia che nella bulimia nervosa. Quindi, l’anoressico non mangia perché nel cervello ci sono delle alterazioni delle strutture e delle funzioni cerebrali che regolano l’appetito.anoressia-e-bulimia-nervosa

Già in passato c’erano state ipotesi simili che sembrerebbe siano state confermate dallo studio di cui sopra.

 La ricerca è stata condotta da un team coordinato dal dr Frank, si è focalizzato proprio nella ricerca di quei circuiti (funzionali e strutturali) del SNC coinvolti nei meccanismi relativi alla alimentazione ove i più rispondono alimentandosi nel modo opportuno, altri invece astenendosi.

Anoressia e bulimia: la ricerca

Il campione usato per la ricerca (77 donne giovani) si suddivide in: 26 donne anoressiche; 25 bulimiche; 26 sane.  Le sane sono state reclutate attraverso un annuncio su media locali, le altra da due diverse strutture sanitarie specializzate. Tutte le donne non avevano mai sofferto in passato di gravi malattie neurologiche, né di gravi patologie, psicosi o traumi cranici oppure hanno fatto abuso di sostanze.

Il team di ricerca ha utilizzato la trattografia,trattografia-cerebrale  (che è una tecnica che permette una modellazione bidimensionale, che le neuroscienze usano per visualizzare i tratti neurali tramite il DTI – imaging con il tensore di diffusione – che è una tecnica di risonanza e analisi delle immagine digitalizzate).

Il team ha quindi scansionato e mappato il cervello delle donne focalizzandosi sulla materia bianca al fine di misurarne le reazioni in presenza dell’assorbimento di una sostanza contenente saccarosio (sapore dolce).

Le immagini ottenute, hanno evidenziato differenze tra quelle sane e non, al livello della materia bianca e dell’ipotalamo.

La materia bianca, adibita alla gestione e controllo delle connessioni tra le varie aree del SNC, ipotalamo compreso, mostrava alterazioni solo nelle donne anoressiche o bulimiche.

ipotalamoL’ipotalamo ha, tra le altre funzioni, quella di controllare lo stimolo della fame. Ciò che spinge verso la ricerca del cibo, sono stimolazioni che partono da questa regione del cervello.

La ricerca ha evidenziato che le persone sane, venivano guidate (attraverso l’interazione dell’ipotalamo con altre strutture quali lo striato ventrale collegata con il sistema limbico).

Nelle persone  malate (anoressia e bulimia nervosa) le connessioni risultavano invertite. Lo studio ha evidenziato che le vie usate dall’ipotalamo erano più deboli e i messaggi avevano un percorso invertito rispetto a come normalmente accade.  Tralascio qui di proposito nominare i centri nervosi coinvolti. Chi vuole approfondire può farlo attraverso la lettura dello studio completo (G. K. W. Frank, M. E. Shott, J. Riederer and T. L. Pryor, “Altered structural and effective connectivity in anorexia and bulimia nervosa in circuits that regulate energy and reward homeostasis”, articolo pubblicato su Translation Psychiatry, 01 Novembre 2016)

Anoressia e bulimia: conclusioni

Secondo i ricercatori, i soggetti affetti da anoressia e bulimia nervosa sarebbero in grado di alterare il corretto funzionamento dei centri adibiti al controllo di questa funzione importantissima, provocando reazioni diverse dai soggetti sani.

Gli esseri umani sono in grado, sin dalla nascita, di assaporare i gusti dolci, mentre i soggetti malati, per non prendere peso, evitano l’assunzione di specifici cibi. Sembrerebbe quindi che questo comportamento alimentare sia in grado di modificare tutti quei circuiti centrali che coinvolgono le funzioni dell’ipotalamo.

Evitare di mangiare dolci, per gli studiosi, può essere interpretato come una forma di comportamento condizionato che riesce, a modificare il funzionamento dei circuiti neuronali adibiti alla gestione che regola l’appetito al punto da ridurre, anche in modo significativo, la funzione dell’ipotalamo.

In futuro si cercherà di verificare, lavorando anche sui bambini, se i processi alla base dell’appetito, seguono il meccanismo del condizionamento operante per verificare e comprendere quando e se, tutto ciò avviene nella vita di un individuo.

PH acido e riduzione dell’ansia

Come ridurre l’ansia

Il ph determina la  salute oppure la malattia
Ph del sangue

Tantissimi studi sostengono che mantenere il sangue con un ph superiore a 7,4 è utile per fronteggiare più efficacemente il rischio tumore. Altri sostengono invece che il nostro PH varia di pochissimo (per esempio un pH di 7,3 o di 7,5 per pochi minuti, potrebbe non provocare danni particolari) lasciando intendere che oltre questi valori si potrebbero avere conseguenze dannose per il nostro organismo e che quindi il PH deve essere 7,4. Vero o non vero, per mantenere un PH così elevato può essere utile avere una dieta alcalina che preveda di assumere alimenti alcalini – come vegetali, frutta fresca, tuberi, noci e legumi – riducendo quelli acidi, come cereali, carni e formaggi;  da evitare inoltre alcolici, bevande gassate e alimenti molto salascala alcalinitàti.  Il limone, ha un pH molto basso, per via della presenza dell’acido citrico; tuttavia viene considerato un  alcalino dal momento che le sue componenti acide sono di natura organica e  vengono   metabolizzate dall’organismo ed eliminate con la respirazione, mentre quelle basiche inorganiche vi rimangono più a lungo. Quindi alla base della nostra salute c’è l’utilizzo di una dieta alimentare che spesso trascuriamo. Forse alcuni ignorano che per vivere in buona salute è necessario trovare un giusto mix tra cibi acidi (con ph minore di 7) cibi neutri (con ph 7,04)  e cibi alcalini (ph maggiore di 7,04). Il che equivarrebbe al bilanciamento tra i due diversi cibicibi e ph.

Acidità, la vera causa del cancro?

Il premio nobel per la medicina, Otto Heinrich Warburg, nel 1932 affermò che la causa primaria del cancro è da attribuire all’acidità dell’organismo. Troppi cibi acidi, sosteneva, associato ad una attività fisica scarsa impediscono alle cellule un’adeguata ossigenazione. Le cellule tumorali per vivere hanno bisogno di un ambiente carente di ossigeno e acido.

In quali casi l’acidità non è sempre un male.ph spectrum

Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience da alcuni ricercatori Maryland afferma che in alcuni casi è un valido alleato per disturbi come l’ansia.

In pratica si è scoperto che quando si evidenzia un aumento dell’acidità in alcune zone del cervello (studio condotto su alcuni animali) si assiste ad una riduzione della sintomatologia ansiosa che inevitabilmente alla fine del processo di ricerca, potrebbe portare alla messa in produzione di farmaci utili aiamigdala basolaterale soggetti che ne soffrono. Indubbiamente con l’ansia, si hanno difficoltà nella gestione delle emozioni tra cui la paura; a livello fisiologico, questa situazione è caratterizzata da un incremento dell’attività dell’amigdala basolaterale (Bla) deputata al controllo delle emozioni di cui sopra. Sembrerebbe che i neuroni presenti nella Bla, evidenziano canali ionico-acidi denominati Asic1a che sarebbero sensibili ai cambiamenti del PH nell’ambiente esterno alle cellule.
Attivando questi canali, i ricercatori hanno registrato una diminuzione dell’attività delle cellule limitrofe e, neanche a dirlo, ad una diminuzione dei comportamenti associati all’ansia.ansia e paura aree cervello

Pur non avendo partecipato alla ricerca, Anantha Shekhar, dell’l’Indiana University, ha commentato che i dati fin qui raccolti, suggeriscono che attivando questi canali in particolare in quelle aree che gestiscono la paura (amigdala) si è giunti ad una svolta nella comprensione per regolare i comportamenti ansiosi. Ecco tabella cibiquindi che i nuovi farmaci che verranno, saranno utili per contenere gli attacchi di panico e le sindromi post-traumatiche.

Le anoressie di origine nevrotica

I rischi dell'anoressia nevroticaL’anoressia o mancanza di appetito è un sintomo che può avere una causa organica e non deve mai trascurare l’esame somatico completo. Queste anoressie possono venire in qualsiasi fase della vita anche se si manifestano prevalentemente in due momenti: lo svezzamento e l’adolescenza (prevalentemente) nelle ragazze.

Anoressia del lattante

L’anoressia avviene tra il quinto e ottavo mese, non appena comincia lo svezzamento. Il lattante rifiuta progressivamente e in modo sempre più  assoluto ogni forma di nutrimento. Il dimagrimento è rapido, si ha vomito sia alimentare che mucoso. Il lattante non presenta altri segni somatici e lo sviluppo psicomotorio è regolare.anoressia del lattante

In queste situazione è bene indirizzare le nostre attenzioni al comportamento della madre: la sua ansietà, e i suoi timori, il suo modo di curare il bambino, di stabilire il suo regime (alimentare), i cambiamenti di regime, le ore dei pasti, la loro durata, le reazioni della madre di fronte alle prime difficiltà dell’alimentazione.

Il principale linguaggio a questa età tra il bambino e la madre  è l’accettazione o il rifiuto di nutrimento. Anche l’anoressia, dove si è esclusa la causa organica, ha un suo significato. Rifiuto o passività possono rispondere a delle attitutini della madre e dell’ambiente.

anoressie nelle fanciulleAnoressia dell’adolescenza

Questo disturbo, più frequente nelle ragazze tra 16 e i 18 anni (spesso sono figlie uniche e di classe, spesso agiate). Le restrizioni alimentari sopravvengono progressivamente a volte in seguito ad uno shock emotivo o di una cura dimagrante e senza una causa apparente.

La fanciulla riduce la sua alimentazione adducendo svariate ragioni: mancanza d’appetito, paura di ingrassare, disturbi digestivi, ed altro ancora. La ragazza afferma continuamente di star bene, minimizza il dimagrimento che è tuttavia visibile. Paradossalmente ella conserva un’attività normale e nella maggior parte dei casi eccessiva. All’inizio è possibile che le restizioni alimentari si alternino con fasi di bulimia e che la malattia lotti contro il suo appetito, quindi la mancanza di appetito non è il primo sintomo ad apparire, ma  ad un certo stadio, l’appetito sparisce realmente.

Al di fuori del dimagrimento considerevole (viso pallido, occhi cerchiati, guance incavate, aspetto corrugato, seni flosci) esiste un’amenorrea che persisterà fino alla ripresa del peso. 

L’anoressia o più esattamente la riduzione alimentare ha un significato abbastanza preciso nelle condizioni  in cui sopravviene in un’adolescente tra i 16 e i 18 anni.dimagrire per migliorare l'immagine corporea

Non si tratta tanto di un blocco dell’alimentazione propriamente detto, quanto di un’alterazione della relazione della ragazza con il suo corpo. Essendo incapace di assumere il suo ruolo sessuale genitale (siamo nella fase genitale dello sviluppo psicosessuale – così come definito da Freud) e di integrare le trasformazioni corporee  della pubertà (arrotondamento dei seni, delle forme etc), rifiuta inconsciamente la sua femminilità. il rifiuto di alimentarsi rappresenta una difesa contro le pulsioni orali cariche della soddisfazione di mangiare e di quella erotica.  Insomma, rifiutare di mangiare e di soddisfare la fame (azione assimilata al desiderio sessuale) costituiscono per l’adolescente una negazione del suo desiderio sessuale.

anoressia nei maschiNel ragazzo l’anoressia è molto più rara e non corrisponde allo schema dinamico visto per le femmine. Il quadro clinico è diverso, in particolare, mentre là avevamo l’iperattività, qui abbiamo apatia e sonnolenza. Non sembra esistere per il maschio uno schema dinamico preciso. Si trovano frequentemente degli elementi di personalità o di struttura ossessiva, fobica, isterica o schizoide. Ma la trasformazione psicosomatica che implica l’adolescenza è importante e va presa in seria considerazione proprio come nelle ragazze.

Al quadro sopra delineato si associano specifiche strutture psicopatologiche.

Nella struttura isterica assistiamo all’esibizionismo della magrezza, il ricorso ai comportamenti mitomani e di dissimulazione e l’assenza di angoscia. La struttura fobico può rivelarsi in seguito ad un accidente nella deglutizione mentre quella ossessiva si esprime essenzialmente con una lotta ansiosa tra la fame e il timore di soddisfare questa fame. La condotta alimentare è investita di una colpevolezza in relazione con la sessualità proibita. Insomma la compulsione ossessiva si sviluppa sul tema dell’azione di mangiare essendo l’alimentorifiuto del cibo negli anoressici l’oggetto del desiderio. Nelle strutture depressive spesso in relazione ad un avvenimento doloroso, si ritrovano i sintomi della serie depressiva e cioè: astenia, tendenza all’inibizione, abbattimento, tristezza, etc. Nella struttura ipocondriaca abbiamo un contesto molto ricco di disturbi e di lamentele di ambito somatico.  Infine, nelle strutture psicotiche o prepsicotiche il soggetto tende a chiudersi in se stesso, diviene introverso e razionalizza volentieri i propri disturbi. A volte l’alterazione dell’immagine corporea appare più evidente: appaiono  temi di spersonalizzazione e si può assistere all’esordio della schizofrenia. Questi stati si chiamano anche stati limite o borderline.

Leggi anche : I disturbi del comportamento alimentare, 

 

 

 

 

 

I disturbi del comportamento alimentare

il comportamento alimentareIl comportamento alimentare, benchè quotidiano, rappresenta un fenomeno umano molto complesso che comprende evidentemente e per prima cosa la funzione della nutrizione. A questo riguardo, l’alimentazione è lo strumento originale e primo nel rapporto che l’uomo ha con la natura, essendo la sua prima relazione vitale, il suo primo sentimento di esistenza.

La miglior salsa del mondo è la fame.

Miguel de Cervantes,Don Chisciotte della Mancia, 1605/15

Partendo da questo comportamento la cui motivazione abituale si mette in rapporto alle sensazioni di fame, d’appetito  e di sete, l’uomo si rivela anche dal suo modo di alimentarsi, attraverso la civiltà, le forme della sua vita collettiva, della sua cultura e dei suoi miti. Si può anche prevedere che questa condotta, così primordiale per la vita e così carica di significati e di simboli, sarà un ricorso e un linguaggio privilegiato dell’uomo malato colpito nella relazione con se stesso e gli altri per indirizzare, consciamente o soprattutto inconsciamente, i suoi appelli a far valere le sue rivendicazioni affettive. alimentazione come funzione nutritiva

La relazione e la comprensione del comportamento alimentare devono essere considerati a tre livelli d’organizzazione della personalità:

1 – a livello fisiologico, o più esattamente metabolico, corrispondente alla domanda energetica dell’organismo, alla regolazione di questa domanda e alla soddisfazione dei bisogni nutritivi in calorie.

bimbo che allatta2 – a livello psicodinamico dello sviluppo della libido e più precisamente della soddisfazione orale che è un piacere indipendente dalla soddisfazione del bisogno fisiologico precedente. Per la psicoanalisi la bocca è la prima zona erogena del corpo nello sviluppo della libido e l’attività di succhiare può essere considerata come un’attività autoerotica. A partire da queste prime esperienze, la personalità può organizzarsi seguendo certi tratti di carattere: avidità, desiderio di soddisfazione immediata, ma anche dipendenza. Questo carattere orale sembrerebbe inoltre sia alla base di molti comportamenti etilistici e nelle tossicodipendenze.

Dicono che chi è sazio non può capire chi è affamato; io aggiungo che un affamato non capisce un altro affamato.

Fëdor Dostoevskij, Umiliati e offesi, 1861

3 – a livello delle relazioni per gli scambi che si stabiliscono tra il soggetto e l’ambiente sociale e culturale. In particolare, è a questo livello che si esprimono i primi scambi del bambino con la madre, il primo approccio simbolico della relazione madre-bimbo. Per esempio la relazione d’amore verso la  madre sarà caratterizzata dai significati: mangiare, essere mangiati. Così l’incorporazione orale comporta simbolicamente tante dimensioni associate: amore, distruzione quindi odio, conservazione dentro di se ed appropiazione delle  qualità dell’oggetto di amore. Questa relazione primitiva con gli oggetti si potrebbe qualificare come cannibalismo. Il soggetto si unisce agli oggetti incorporandoli. Del resto in molti riti religiosi  l’individuo diviene simile alla divinità che ha mangiato. Accade anche nella nostra religione … cosa avviene con l’eucarestia?pranzo tra amici

In ogni modo è attraverso la bocca che il bambino prende i primi contatti con il mondo esterno. E’ per mezzo della bocca che si fa l’appropriazione, l’esplorazione, la scoperta degli oggetti. Particolarmente in un momento in cui i gesti coordinati e ordinati sono ancora impossibili a causa dell’immaturità motoria, il bambino fa una conoscenza primitiva del suo corpo con le sue dita  o con i suoi piedi che egli porta alla bocca.

La fame è la compagna dell’uomo inoperoso.

Esiodo, Le opere e i giorni, sec. VIII a.e.c.

anoressia nervosaEssendo dunque la condotta alimentare la più biologicamente primitiva e necessaria, la più quotidiana e quella che ha dato luogo ai modelli di relazione con gli altri e che offre l’occasione più banale di incontri sociali, non ci si deve sorprendere che essa sia disturbata isolatamente o insieme ad altri disturbi della personalità nel corso della vita, nel lattante, nel bambino, nell’adolescente, nell’adulto e nel vecchio e nei due sessi. Questi disturbi della condotta alimentare possono esprimere: sofferenze, disadattamento all’ambiente, conflitti interiori, attitudini d’opposizione, angosce, etc. In una parola i disturbi del comportamento alimentare sono frequenti e offrono un sintomo sia isolato sia associato ad altri comportamenti disturbati, che in ogni caso, sembra evidente che essi hanno  un senso spesso difficile da scoprire.

Colui che è affamato non ha scelta. Il suo spirito non proviene da dove lui vorrebbe, ma viene dalla fame.

Max Frisch, Diario d’antepace, 1962

 

I principali disturbi del comportamento alimentare sono le anoressie nervose caratterizzate dal rifiuto di alimenti; al polo opposto, il comportamento di quei soggetti che trovano necessario alimentarsi  in modo eccessivo meglio noti come comportamenti bulimici. bulimia nervosa

Storia dell’anoressia

L’anoressia (dal greco ἀνορεξία anorexía, comp. di an- priv. e órexis ‘appetito’) è la mancanza o riduzione dell’appetito. Si tratta di un sintomo che accompagna numerose e distinte malattie, ed è dovuto a diverse cause. Noi parleremo solo dell’anoressia nervosa.
Facciamo prima però un po’ di storia.
Prima dell’era cristiana la cultura descriveva esclusivamente persone su di peso perché denotavano salute e possenza fisica (periodo preistorico, di cui però non si hanno testimonianze), oppure benessere sociale (ad Atene oppure Roma). Tuttavia anche tra gli antichi romani ci si metteva a dieta sia per ragioni estetiche che salutari, e a purificare il corpo dagli eccessi e dalla tossicità di certi alimenti.
In questo periodo si comincia a parlare anche di digiuno che veniva praticato per motivi spirituali. Gli asceti consideravano il mondo materiale corrotto e il digiuno (quasi totale) veniva per liberarsi lo spirito (oltre che il corpo). Dobbiamo a Platone (Fedro) l’origine di tale pratica (ascetismo) per cui alleggerendo il corpo si liberava l’anima che poteva così ricongiungersi con i divino.
Dal decimo secolo (medioevo) molte donne ma anche monaci anacoreti praticavano il digiuno in opposizione alla mondanità della chiesa. Le famose sante ascetiche (di cui alcune diventarono sante, ad esempio Santa Caterina da Siena, proprio grazie all’uso del cibo strettamente necessario alla sopravvivenza) oppure i padri del deserto potrebbero forse rappresentare le prime forme note di anoressia che la storia conosce.
Il digiuno inoltre veniva usato anche come forma di penitenza (in tutte le religioni il digiuno viene usato come forma per purificarsi dei propri e altrui peccati) utile per placare la colera divina.
Nel cristianesimo il cibo è spesso associato al peccato (la mela di Adamo), tra i mussulmani il periodo del Ramadan obbliga i fedeli ad astenersi sia dal cibo che dai rapporti sessuali.
Astenersi dal cibo quindi va bene, ma senza esagerare. Nel medioevo infatti l’astinenza prolungata poteva essere vista come atto di superbia e quindi condannata dalla chiesa.
Chi disdegnava le cose buone come la sazietà e la buona salute non veniva visto con favore della gente comune.
Tra le varie culture umane possiamo tracciare alcuni tratti comuni e cioè, ad esempio, la funzione espiatrice dei peccati del digiuno, il divieto di usare certi alimenti (carne di maiale ad esempio oppure la carne il venerdi, etc).
Come abbiamo detto sopra, il rifiuto di alimentarsi era visto con sospetto soprattutto in periodi di carestia dove il cibo era considerato il bene più prezioso e anzi, veniva offerto in sacrificio per propiziarsi il benvolere degli dei. Per questa ragioni quindi i digiunatori e le ‘sante ascetiche’ venivano guardati con sospetto e quindi affidati più agli esorcisti o stregoni piuttosto che ai medici.
In seguito (Rinascimento) si parla di asceti noti per il digiuno ma anche di fanciulle miracolose ma anche del contrario, cioè di soggetti dall’aspetto grasso che erano additati e molto apprezzati e invidiati perché era sinonimo (come al tempo dei romani) di agiatezza.
Ma, cos’è l’anoressia?
Come abbiamo visto sopra, descrive una persona senza appetito (non inappetente) in modo patologico che appunto, può giungere al punto di rifiutare totalmente il cibo.
L’anoressia nervosa, viene considerato un disturbo narcisistico che porta il soggetto a sentirsi forte perché in grado di opporsi al cibo.
Pare che tale ‘resistenza al cibo’ negli USA riguardi circa 8 milioni di soggetti, mentre in Italia ce ne sarebbero circa 110 mila e i dati statistici dei paesi ricchi e industrializzati sostengono che ne soffre l’1% della popolazione compresa tra 13 e i 25 anni.
Inutile dire che colpisce prevalentemente le donne tra i 12 e i 25anni (anche se sta aumentando anche tra gli uomini) e questo fenomeno è costantemente in crescita e si conclude tragicamente per il 3-5%, rendendo tale disturbo la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche.
Per le donne il problema è più sentito proprio perché sanno che il loro corpo è uno strumento principale di richiamo per l’altro sesso e quindi la scelta (anoressia – bulimia) è un modo (non verbale) per esprimere il loro disagio dando voce al corpo per dichiarare al mondo tutto il loro star male. Gli uomini fanno lo stesso ma scelgono un’altra strada, la tossicodipendenza.

 

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Anoressia e Bulimia

Anoressia e bulimia: Cosa è?

L’anoressia si manifesta attraverso la riduzione significativa dell’alimentazione, associata ad un pensiero costante e continuo sul cibo.

Nella bulimia, la persona si nutre continuamente di cibo per poi rigettarlo. L’anoressica tenta di non mangiare niente, la bulimica di mangiare tutto.

Entrambi i disturbi (anoressia e bulimia) sono modi molto evidenti per esprimere uno stato di sofferenza affettiva; il cibo e il corpo sono gli strumenti utilizzati. Ne soffrono persone di diverse età, sesso, provenienza sociale, ma sono solitamente più comuni in giovani donne in età compresa tra i 15 e i 25 anni.

Anoressia e bulimia sono malattie  che evidenziano una condizione di disagio psicologico ed emotivo, ma la sua complessità impone che il  trattamento avvenga su entrambi i fronti: alimentare e psicologico.  In tal modo, il paziente, attraverso terapie specifiche e specialistiche, è portato a modificare i comportamenti,  tese a gestire lo stress emotivo (cause psicologiche) e che non siano dannose per la propria salute al fine di ristabilire un comportamento alimentare equilibrato.

Anoressia e bulimia: Cause

E’ noto a tutti che la moda del momento impone, suggerisce e comunque pone in altissimo risalto  tutto ciò che è snello, longilineo, in forma,  e che viene considerato preferibile e comunque in; tutto il resto è out.

Quindi, per rispondere a questo richiamo a cui si riesce con difficoltà a resistere, sono prevalentemente le giovani donne (oltre il 90 % di coloro che sviluppano disturbi alimentari) che cercano di essere belle e magre seguendo diete che danno spesso inizio all’insorgere della patologia alimentare; poiché il loro ideale di magrezza, in parte indotto dal continuo rumor mediatico,  non corrisponde a quanto il loro corpo offre, si cerca di ovviare cercando di sopprimere i bisogni nutrizionali per dimagrire, dando il via al disturbo alimentare. Questi disturbi sono diventati vere malattie sociali che oggi colpiscono un grande numero di donne, qualche raro uomo, anche se il numero tende ad aumentare.
La presenza di qualche caso maschile non deve però far dimenticare l’essenza della malattia, che è quella di essere specificamente femminile.

Ed è così che il cibo, il corpo e il peso, diventano ossessioni quotidiane, tutto ruota intorno al cibo, che viene eliminato progressivamente (nei casi più gravi si giunge al limite estremo del digiuno totale), oppure divorato in grandi quantità, senza regole, fuori dai pasti, e poi, immancabilmente, vomitato. Il cibo diviene il pensiero dominante che quotidianamente occupa la  mente e altera il corpo.

Però esistono anche altre cause, più profonde, che utilizzano il disturbo alimentare come veicolo. Ad esempio un padre sempre assente, può essere richiamato al capezzale della figlia proprio grazie ad un ricovero per anoressia; oppure un’aggressività latente verso la madre angosciante può trovare sfogo in un comportamento bulimico, etc.

Tuttò ciò porta a pensare (chi ne soffre in prima persona, il mondo scientifico, le persone e i famigliari che vi convivono) che l’anoressia e la bulimia siano malattie dell’appetito, e che quindi le cure vanno cercate secondo questa prospettiva cioè, in quanto malattie alimentari da curarsi con una terapia che riporti alla norma il rapporto con il cibo e con il corpo.

L’anoressia e la bulimia possono essere considerate a prima vista come malattie da dipendenza. Ma questa dipendenza nasconde un tentativo di evitare la dipendenza da qualcosa di più angosciosa.

Dunque, anoressia e bulimia sono le due facce di una stessa medaglia.
La decisione iniziale, uguale per tutte queste persone è quella di ridurre la propria alimentazione.

Possiamo dire che l’anoressia, come ricerca della magrezza perfetta, è l’obiettivo universale di chi intraprende questa strada pericolosa.
Se pensiamo alla malattia secondo quello che si vede, curarla significa occuparsi, in vari modi, del rapporto malato che la persona instaura con il cibo. Serviranno allora dieta appropriate, farmaci, consigli psicologici su come comportarsi correttamente con il cibo e il corpo, esami medici accurati che accertino le cause e gli effetti sull’organismo.
Ma poiché queste forme di dipendenza dal cibo, nascondono un’altra verità, che non riguarda il cibo, ma i rapporti affettivi fondamentali della persona che ne soffre, la cura più adeguata deve coinvolgere necessariamente quegli aspetti della personalità che sono la vera base del sintomo anoressico-bulimico, al di là del comportamento alimentare. 

Anoressia e bulimia: Stereotipo sociale : corpo magro ed efficiente

L’immagine sociale del corpo spinge a credere che per avere successo bisogna essere costantemente in forma. Si determina così una preoccupazione costante riguardo alla propria immagine. Quindi, se magro è bello,  viene attuata una limitazione del regime alimentare che altera, a volte pesantemente,  il rapporto con l’alimentazione. Si tratta di problemi che possono essere transitori oppure possono consolidarsi in relazione agli incontri “buoni” o “cattivi” che si fanno. Ad esempio un partner che inciti ad essere magri.

Anoressia e bulimia: Progetto di dieta

Nello sforzo di aderire a questo ideale, uomini e donne si impegnano in programmi alimentari tesi al raggiungimento dello scopo: peso forma ideale. Il fallimento di questo progetto viene vissuto come fallimento della propria identità sociale. La depressione può essere allora l’effetto della constatazione della differenza tra il proprio corpo e l’ideale. Questo ideale è alla base della grande diffusione delle diete e delle attività sportive dedicate alla cura del corpo.
Le donne in particolare, sono più esposte alla sofferenza prodotta da questa tensione verso l’ideale sociale, in quanto il corpo magro è l’ideale della bellezza contemporanea.
Il corpo per essere desiderabile deve essere magro. Il confronto tra il proprio corpo con la sua fisionomia particolare, i suoi pregi e i suoi difetti e questo ideale sociale della bellezza è una delle cause di depressione nelle giovani donne.

Da tutto ciò si evince che l’anoressia e la bulimia non sono patologie dell’alimentazione ma sono l’effetto di disturbi della sfera affettiva. Un conflitto viene allora risolto attraverso il ricorso a qualcosa che sposti l’attenzione, come appunto il cibo (che ha nella nostra società un certo valore e una certa importanza).

L’anoressia e la bulimia possono manifestarsi in forme lievi e transitorie. Queste forme possono manifestarsi in relazione a condizioni momentanee, sia di natura affettiva che di natura pratica. Ad esempio, tornando da un viaggio   in un paese che ha diverse abitudini alimentari; nelle forme di innamoramento (non riesce a mangiare perché il proprio desiderio è già tutto rivolto verso la persona amata); per placare uno stato di vaga ansietà, insoddisfazione o tensione emotiva, si può cercare tranquillità nel cibo.
Ma nelle forme più gravi, l’anoressia e la bulimia sono ben altro; esse costituiscono delle difese al senso di vuoto vissuto dal soggetto, in quanto questa non riesce a risolvere una sua fondamentale condizione di conflitto e permane quindi in una condizione di impasse. Il conflitto viene allora risolto attraverso il ricorso a qualcosa che sposti l’attenzione, come appunto il cibo (che ha nella nostra società un certo valore e una certa importanza).

Anoressia e bulimia: come si manifestano

Anoressia e bulimia: Anoressia

Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza. L’anoressia è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti ‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi e alla bilancia. Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

Anoressia e bulimia: Bulimia


Dopo aver mangiato in modo eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. Se questo comportamento diventa ripetitivo, ad esempio si manifesta due volte alla settimana per tre mesi, si è di fronte a un chiaro segnale di disordine alimentare. A lungo andare, un soggetto bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca di occultare il proprio comportamento agli altri, anche se la propria forma e apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, diversamente da una anoressica che è sempre sotto peso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo dell’esistenza di un disordine alimentare.

Anoressia e bulimia: come si cura

Quindi, anoressia e bulimia, poiché rientrano nel psicopatologie di tipo depressivo,  sono così gravi in quanto sono espressione di problematiche risalenti all’infanzia e quindi difficilmente affrontabili, senza un aiuto psicoterapeutico, dalla persona divenuta adulta; a differenze delle forme transitorie sono costanti e dipendono solo in piccola parte dal partner e dal mondo esterno; l’insoddisfazione e il senso di vuoto. E’ questo profondo radicamento nell’infanzia che determina la natura persistente e apparentemente insolubile del sintomo anoressico-bulimico, la quale richiede spesso un intervento tempestivo, soprattutto dell’ambiente famigliare.

Anoressia e bulimia sono malattie dell’amore

Come abbiamo scritto altrove, sullo stile di attaccamento,  se un bambino piange, non lo fa solo per richiamare l’attenzione sul fatto che ha fame oppure sonno, oppure per chiedere di essere cambiato, ma con quel pianto, che dobbiamo concepire come una domanda rivolta all’adulto, il bambino chiede anche la soddisfazione di un bisogno diverso da quello della nutrizione ma altrettanto vitale: quello di essere amato.

Perché il cibo diventa l’oggetto centrale in questa malattia? Che significati nasconde il digiuno dell’anoressica e la voracità bulimica?
Per il bambino la madre o comunque la figura di attaccamento, rappresenta la totalità. La sua percezione del mondo, è la madre. Il mondo, è la madre. Quando si viene al mondo, quando si esce dal comodo e accogliente grembo materno, ci attende un mondo diverso, pieno di luce, di rumori, dove si ha fame, sete, freddo, caldo e in tutto questo viene percepito con  spavento e solo in presenza di una madre in grado di comunicare la sua presenza attenta, amorevole, capace di dargli la sensazione vera di essere amato, di essere importante ed unico per lui, è in grado di lenire lo spavento e di aver fiducia del nuovo ambiente e di proiettarsi con fiducia nel mondo.
L’adulto, e in questo risiede gran parte di ciò che chiamiamo, il prendersi cura di un bambino, deve essere capace di dare tutti e due questi oggetti (cibo e amore) senza scambiare uno con l’altro. Se al pianto del bambino, l’adulto risponde solo cercando di soddisfare la fame di cibo, dando cioè solo il suo seno, trascura gravemente l’altra parte della domanda, quella che chiede l’amore. Nutrire non è amare.

Sotto questa luce, possiamo pensare l’anoressia e la bulimia come un messaggio.
Lo sciopero della fame dell’anoressica, ha il senso di essere un messaggio rivolto all’Altro attraverso il corpo. Questo messaggio esprime senza parole, ma attraverso il digiuno e la magrezza del corpo, un desiderio della persona anoressica profondo e frustrato: quello di essere trattato non solo come un tubo digerente, che si può riempire di cibo fino a colmarlo, ma come un soggetto che vuole essere amato. L’anoressia è una forma di protesta per il modo con cui è stato trascurato, violato, dimenticato e quanto forte sia il desiderio d’amore.

Anoressia e bulimia: comportamenti sociali e sessuali

L’anoressia permette, una volta raggiunta la dimensione ideale (anche se patologica) di vivere e mettere in atto comportamenti sessuali ‘normali’ almeno finchè esiste quel confine della scelta ideale, estetica, risolutoria e che in definitiva ha ‘pacificato’ i conflitti del soggetto. Però l’anoressia può peggiorare, oltrepassare ogni possibile soglia, quella ove non c’è più spazio per la dimensione umana e allora, oltre quel confine, i bisogni vengono annullati

Nella bulimia in molti casi si riscontra particolare interesse verso il sesso e iperattività sessuale

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Leggi anche : I disturbi del comportamento alimentare, e cosa succede quando si va dallo psicologo

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