I meccanismi di difesa dell’Io – La dissociazione  

I meccanismi di difesa dell’Io – La dissociazione  

Tra i meccanismi di difesa dell’Io, la dissociazione permette una disconnessione di alcuni processi psichici che rimangono separati o disconnessi  dal restante sistema psicologico del soggetto. Tale situazione la si trova spesso in molte situazioni traumatiche, disturbo da depersonalizzazione, …

Con questo termine si delinea una perdita dei nessi associativi come ad esempio tra il contenuto del pensiero e il relativo comportamento, tra un’idea e la sua risonanza emotiva, …).

I sintomi della dissociazione

Come brevemente abbiamo descritto sopra, attraverso la dissociazione avviene una sorta di estraniazione da se, ma anche dal mondo esterno, in alcuni casi anche dal proprio corpo, il tutto come una risposta difensiva ad un trauma subito; tale trauma può essere fisico o mentale, avvenuto prevalentemente durante gli anni dell’infanzia.

Molte di queste rilevanze cliniche sono state riscontrate in pazienti con disturbi del tipo: disturbo borderline, Post-traumatico da Stress, dissociativo, della personalità, da conversione, Depersonalizzazione e Derealizzazione …

Disturbi di natura psicologica si manifestano durante l’infanzia come conseguenza di una esperienza traumatica e violenta, seguita da repressione e allontanamento (dissociazione) delle emozioni esperite  

La dissociazione e la ricerca clinica

Per i meccanismi di difesa dell’Io e in particolare per la dissociazione, i ricercatori e i clinici (psicologi, psichiatri, …) rilevano che i due aspetti, ovvero il trauma e la dissociazione, sono interdipendenti dal momento che il primo (il trauma) è collegato ad un’assenza di coerenza tra l’interno e l’esterno del soggetto (tra percezione e realtà); ciò determina una perdita di equilibrio (mentale) espresso proprio attraverso questo meccanismo di difesa, la dissociazione.

Effetti psicologici dell’evento traumatico

Il meccanismo di difesa dell’Io della dissociazione, permette attraverso una serie di disturbi (di somatizzazione, della regolazione emotiva, …) di far fronte, attraverso una forma di adattamento, alle esperienze traumatiche.

Ciò che inoltre aumenta il rischio di stati dissociativi da adulti, lo si deve a due fattori: rifiuto di credere dei genitori, e minimizzazione dell’esperienza traumatica.

Relazione tra la dissociazione e il proprio corpo

Questo accade maggiormente nelle donne che hanno subito abusi sessuali, che da adulte potrebbero avere maggiori difficoltà ad approcciarsi nella maniera idonea a determinate caratteristiche fisiche (il proprio aspetto, il proprio peso, etc…).

Chi è stato vittima di abusi ha un’errata percezione delle singole parti del proprio corpo e sono quasi sempre non soddisfatte di come sono esternamente.

Questa percezione errata del proprio aspetto e direttamente proporzionale alla gravità  del trauma.

Lo stupro, la violenza fisica, l’abuso, il tentativo di stupro e il contatto sessuale durante l’infanzia, hanno un impatto emotivo traumatico maggiore.

I traumi durante l’infanzia e l’adolescenza possono determinare malattie psicosomatiche e l’insorgenza di esperienze di depersonalizzazione-derealizzazione, o da altri disturbi legati a questo meccanismo di difesa.

Il meccanismo di difesa dell’Io della dissociazione che evidenzia questo aspetto legato ad una errata percezione/relazione con il proprio corpo potrebbe trovare una spiegazione nel fatto che, sacrificando il proprio corpo, denigrandolo, il soggetto nega (ovviamente inconsciamente) tutti quei sentimenti che non vengono espressi (per vergogna?) verbalmente e quindi esplicitamente ma, indirettamente attraverso il proprio corpo. Ecco che la sofferenza del corpo maschera quella psichica.

Psicologia della dissociazione

Un approccio contemporaneo, vede i disturbi dissociativi come un sistema che protegge il corpo e che si attiva ogni qualvolta c’è una esposizione a minacce durante situazioni simili.  

Per non parlare delle donne il cui padre era alcolizzato. Quasi sempre (clinicamente verificato più volte), tali padri, privi di inibizioni, tentavano (a volte riuscendoci) approcci sessuali anche in presenza di una moglie e madre, passiva e sottomessa. Tutto ciò può provocare una dissociazione dal proprio corpo oppure generare una identificazione con la madre.

La dissociazione – note conclusive

Questo meccanismo di difesa, è un processo di dis-integrazione. Accade cioè che la mente perde la sua capacità di integrare le altre funzioni superiori. Le evidenze cliniche hanno verificato l’esistenza di causa-effetto. Ovvero un trauma (causa) genera una dissociazione (effetto).  

Alcuni studiosi hanno individuato due differenti tipologie di dissociazioni. Fenomeni di distacco e di compartimentazione.

Nel primo caso c’è un distacco tra il Se e la realtà, provocatoe da esperienze minacciose molto gravi ed estreme.

Nel secondo caso avviene che le funzioni normalmente integrate come l’identità, la memoria, l’immagine corporea, i movimenti volontari, il controllo delle emozioni, … si traducono in sintomi come ad esempio, il ricordo di memorie traumatiche, le amnesie dissociative, le dismorfofobie, i sintomi da conversione, le personalità multiple, l’alterazione del controllo delle emozioni, …

Questi sintomi, chiamati di compartimentazione, contrariamente a quelli precedenti (da distacco), potenzialmente esperibili da tutti in situazioni molto critiche, vanno viste come conseguenze di eventi traumatici e sembrano alterare la struttura della personalità del soggetto. Per questo vengono anche chiamati ‘dissociazione strutturale della personalità’.

Queste dissociazioni possono essere primarie, dove la personalità è integra e riesce a vivere una quotidianità mantenendo insieme i ruoli principali (madre, moglie, figlia, amica, lavoratrice, etc.

Al secondo livello avremmo una dissociazione secondaria. E’ presente una sola personalità ma le parti emotive sono frammentate e ognuna di quelle personalità potrebbe avere un comportamento diverso.

In ultimo, la dissociazione terziaria ove esistono una o più personalità che vivono e agiscono nel reale in modo autonomo, inconsapevole l’una dell’altra; reagiscono istintivamente alle stimolazioni esterne o interne in modo diverso.

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