Sei un giudicante oppure un opinionista

Differenza tra Giudizio e Opinione

Spesso se ne parla ma se ci chiediamo la differenza, può capitare di fare confusione e quindi questo articolo vuol tentare di fare un po’ di chiarezza.

Con il termine giudizio si indica il giudicare; con quello di opinione, opinare.

In generale, potremmo definire che l’opinione, esprime un parere che viene espresso senza avere la pretesa di dichiarare verità assolute, esprime invece un pensiero, un’impressione, un qualcosa insomma che è soggetta al cambiamento in seguito ad una eventuale rielaborazione. Il giudizio invece, al contrario, è una definizione che mette fine ad ogni discussione, è permanente, a volte inappellabile e almeno per certe cose, può essere considerata una verità totale, assoluta anche se potrebbe non esserlo. Chi viene giudicato può essere bollato come l’ultimo (oppure il primo) degli uomini.

Sulle prime è facile tendere a considerare questi due termini come sinonimi (provate a consultare un dizionario dei sinonimi e dei contrari).

Peccato però che etimologicamente la distanza dal sinonimo sia abbastanza rilevante.

Consultiamo la Treccani.

  • Opinione dal latino dal lat. opinioonis, affine a opinari «opinare».

Il termine si riferisce al fatto che una o più persone, si fanno un’idea in riferimento a fatti oppure ad un determinato fenomeno in assenza di un criterio di certezza totale che permetta di giudicarne la  natura. Ecco che quindi si suggerisce una interpretazione che diviene personale; tale interpretazione (opinione) viene accolta come esatta e per conseguenza viene accettata come vera anche se possa esserci qualche vaga possibilità che potrebbe non essere tale.

  • Giudizio: dal lat. iudicium, der. di iudex -dĭcis«giudice». Qui il ragionamento è un po’ più complesso dal momento che può riferirsi a:
    • L’attività del giudice, quindi applicazione delle norme di legge;
    • Per analogia,  g. finale, ovvero dal punto di vista religioso (qualsiasi religione), del nostro operato al cospetto del tribunale di Dio;
    • Dopo un dibattimento c’è una sentenza o il verdetto dei giudici ove il giudizio può essere di condanna, assoluzione, oppure severo, troppo grave, inappellabile, etc.
    • Per estens., quando non c’è l’intervento dei giudici ma di altri tipo: una commissione giudicatrice, il parere (giudizio) di un insegnante; o in casi ove, ad esempio, ci si appella al giudizio dell’altro oppure della comunità, etc.
    • In situazioni in vigore presso agli uomini primitivi ci si rimetteva al giudizio di Dio, ad esempio attraverso un duello, oppure prove difficilissime, etc
    • Nel linguaggio comune, tutte quelle affermazioni ove si esprime un parere (opinione) in merito alla qualità, il merito, il valore, etc.
    • La capacità di una mente che giudica o che ha una buona attitudine al giudizio (lui è una persona che giudica bene, oppure lascio al tuo giudizio, etc) 

Quindi con opinione indichiamo una persona che attraverso l’esperienza e l’osservazione (in merito ad un fatto specifico) ha preso una certa posizione. Tale posizione è ovviamente soggettiva.

Con l’altro termine, giudicare, viene inteso quando si viene chiamati a legiferare, punire, assolvere oppure condannare, essere quindi giudice sulle cose, persone, fatti.  

In questo caso quindi, si è al di sopra delle parti, si è quindi oggettivi.

Quindi, potremmo anche sintetizzare con il dire che il popolo ha opinioni ma, poiché il popolo deve essere guidato, chi guida giudica ciò che è meglio per il popolo stesso.

L’opinione è un riflesso della propria esperienza, oppure di come vediamo una certa cosa, mentre il giudizio ha a che fare con il sentenziare.

Un’altra prospettiva potrebbe riassumersi con il fatto che l’opinione prevede una rapporto da pari a pari, mentre il giudizio viene tipicamente dall’alto verso il basso (erigersi a giudice).

Ma ancora, sicuramente abbiamo una opinione e diamo un giudizio.

Quindi potremmo dare scontato di aver dimostrato che i due termini non possono considerarsi sinonimi.

E ancora, tutti hanno o possono farsi un’opinione, ma solo poche persone possono realmente giudicare.

Le nostre credenze nascono dal fatto che ognuno di noi è in grado di farsi un’idea (opinione) più o meno su tutto. L’importante è tener presente che le opinioni possono cambiare e che anzi, solo chi le cambia può realmente cambiare le cose. Quindi, nel formarsi un’opinione, dobbiamo mantenere un certo grado di elasticità, soprattutto quando una certa opinione che ci siamo fatti, ad esempio di una persona, una situazione, etc. ci crea disagio oppure non è più attuale.

Un esempio tipico, potrebbe essere quello di riflettere sulla credenza dei bambini verso Babbo Natale oppure verso la Befana. Una credenza che con il tempo si trasforma.

Chi esprime una opinione, sa che è opinabile e quindi non si offende se gli altri ne hanno un’altra. Non sente di essere un genio se gli altri la sostengono né di essere un idiota se non trova un largo consenso e comunque non obbliga nessuno a pensarla come lui.

Chi giudica invece è convinto di sapere, conoscere, vedere e prevedere assolutamente tutto. Di avere la verità infusa. Lui è l’unico che sa e quindi si sente superiore a tutti, potrebbe avere un’autostima delirante e spesso, tenta di manipolare il prossimo (tipico dei narcisisti) per convincerlo del proprio punto di vista.

Passa buona parte del suo tempo nel plagiare gli altri, il suo continuo confrontarsi non è teso alla comprensione o al confronto ma solo al giudizio. Raramente cambia idea, anche in presenza di evidenti errori, incoerenze, difetti oppure di cose che potrebbero essere nocive per altri. Il giudicante, resterà testardo fino in fondo e accetta solo chi si adegua alle sue idee.

Il giudizio, all’interno della nostra società, e primancora nelle società arcaiche, nasce nel momento in cui si è reso necessario avere un capo, una persona posta al di sopra degli altri, con il potere di decidere e quindi anche di emettere giudizi.

Tutto ciò, necessario e funzionale nelle società arcaiche, ha provocato nell’attuale società un’enorme competizione. Tutti vogliono vincere, comandare, giudicare. Quindi tutto ciò che facciamo va inevitabilmente in quella direzione, vincere la competizione. Peccato che ciò che veramente è vincente oggi è l’omologazione e sempre meno l’originalità (che poi, è sempre stata premiante). Si è omologati in tutto, nelle azioni, reazioni, emozioni, sensazioni abitudini, abbigliamento, taglio dei capelli, etc.

Ecco che diviene comune, banalmente comune ‘giudicare’ chi si veste non alla moda, non si comporta come gli altri, etc. Si diventa, quindi oggettivi in merito a tutto ciò che crediamo e quindi tutto diventa più statico e meno orientati al cambiamento e di conseguenza mettiamo a rischio la nostra crescita emotiva, il nostro stato psichico che rimane basso e le nostre relazioni si mantengono povere.

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