Mass media, pregiudizi e paura del crimine – Quali connessioni

Mass media, pregiudizi e paura

La letteratura internazionale è unanime nell’affermare il forte potere dei media sulla costruzione della realtà sociale, in particolar modo sui giudizi riguardanti la razza ed il crimine: una notizia non è mai la semplice descrizione di un evento, ma è sempre la ricostruzione dello stesso, che riflette il sistema di credenze e valori propri di chi la comunica (Benedict, 1992; Dowler, 2006).

Le conclusioni di un crescente numero di ricerche hanno mostrato che le notizie dei media riportano gli stranieri come sospetti criminali in modo eccessivo, rispetto ai reati che effettivamente commettono. E’ probabile che ciò sia dovuto ad una sistematica distorsione delle informazioni sui reati, distorsione che è basata su stereotipi e pregiudizi che, conseguentemente, vengono alimentati da tale modalità di veicolare informazioni. Inoltre, l’esposizione a fonti di informazione (crimine commesso da immigrato) può attivare con più frequenza, e quindi rendere facilmente accessibile, un collegamento cognitivo tra gli immigrati e la criminalità: di conseguenza, le persone sono portate a stimare erroneamente più alta la probabilità che un crimine possa essere commesso da uno straniero piuttosto che un autoctono (euristica della disponibilità).

Per questi motivi, la Dott.ssa Silvia D’Andrea ha svolto un’indagine volta comprendere se e come, il modo tendenziosamente diverso in cui i mass media presentano i fatti criminali, che vedono coinvolti rei stranieri o italiani (analisi condotta attraverso lo studio del grado di astrazione linguistica), possa influenzare la paura del crimine ed il livello di pregiudizio degli autoctoni. Questa indagine, anche se non esaustiva del fenomeno, può essere molto utile per comprendere come le modalità con cui vengono riportate le notizie abbiano valore nella valutazione degli eventi che possono accadere quotidianamente.
Il grado di astrazione linguistica si riferisce alla modalità di descrizione linguistica utilizzata da un determinato gruppo. Secondo la teoria del Linguistic Intergroup Bias, si ha la tendenza a sovrastimare le caratteristiche positive del gruppo di appartenenza e sottostimare quelle negative. Il Linguistic Category Model, di Semin e Fielder, individua quattro livelli di descrizione linguistica:

  1. il livello più astratto (quello degli aggettivi per intenderci) è utilizzato per descrivere comportamenti positivi dell’ingroup e negativi dell’outgroup, così da identificare e generalizzare caratteristiche tipiche dei membri del gruppo;
  2. il livello più concreto (quello dei verbi di azione) è usato dai membri dell’ingroup per descrivere azioni negative del gruppo di appartenenza e azioni positive dell’outgroup, con lo scopo di sottolineare la rarità di tali eventi.
    L’ipotesi iniziale prevedeva che la paura del crimine ed il pregiudizio sarebbero aumentati se la notizia letta dal soggetto sperimentale avesse riportato un reato commesso da un immigrato e fosse stata scritta utilizzando un elevato livello di astrazione. Il campione, appositamente di origine italiana e costituito da 98 soggetti, aveva un’età compresa tra i 19 e i 41 anni ed era costituito da 56 donne e 42 uomini. I soggetti, per la maggior parte studenti, sono stati contattati di persona ed hanno risposto ad un questionario “carta e matita”. Sono stati somministrati cinque tipi di questionario, assegnati casualmente ai partecipanti, che variavano solo per l’articolo riportato (autore di reato italiano/straniero; livello di astrazione elevato/basso; articolo sportivo per il gruppo di controllo).
    Nella parte introduttiva del questionario erano presentate una serie di affermazioni che valutavano il grado di apertura all’esperienza, l’inciviltà percepita nella propria zona di residenza e l’esposizione ai media. A ciò seguiva la somministrazione di un adattamento della Scala del Pregiudizio Classico e Moderno di Ekehammar et all. (pregiudizio pre-manipolazione). In seguito i soggetti leggevano l’articolo di giornale in una delle cinque possibili alternative. Successivamente, venivano indagate la paura del crimine ed il livello di pregiudizio (post-manipolazione). Infine, venivano chieste alcune informazioni socio-demografiche.

I risultati della ricerca (non esaustivi del fenomeno innanzitutto per il campione non rappresentativo utilizzato) hanno evidenziato che gli alti livelli di pregiudizio pre-manipolazione influenzano i sentimenti di pregiudizio post-manipolazione, in particolare tra coloro che avevano letto l’articolo di giornale con un elevato grado di astrazione linguistica e che riportava uno straniero come autore di reato.

La ricerca proposta in questo lavoro partiva dalla curiosità, come detto, di comprendere se, e come, la nazionalità dell’autore di un reato ed il modo in cui viene riportata la notizia del reato stesso, possano influenzare la paura del crimine ed il pregiudizio dei rispondenti ed, in particolare, se tale influenza possa essere moderata dal precedente livello di pregiudizio di ogni rispondente.

I risultati ottenuti fanno riferimento ad una particolare forma di pregiudizio, il pregiudizio latente: si tratta della tendenza delle persone a presentare sé stesse in modi socialmente accettabili e quindi, prive di pregiudizio. Negli anni e in seguito a precisi avvenimenti storici, l’espressione diretta del pregiudizio razziale è andata notevolmente riducendosi, anche per il rischio di incorrere in sanzioni legali. I cambiamenti socio-politici e la tendenza delle persone a presentarsi socialmente e ‘politicamente corrette’ potrebbero prevenire l’espressione vistosa del pregiudizio razziale.

Un’altra interpretazione è possibile riferendosi al lavoro di Stenner (2005) sull’autoritarismo: secondo l’Autrice, in situazioni di minaccia, gli individui tendono a sviluppare atteggiamenti sociali che polarizzano le loro predisposizioni all’autoritarismo. Le persone autoritarie tenderanno a manifestare elevati livelli di intolleranza morale, politica e razziale, mentre quelle libertarie tenderanno a manifestare bassi livelli su tali variabili: vivere in un paese con un elevato tasso di criminalità aumenta le manifestazioni di autoritarismo, in particolar modo manifestazioni di intolleranza razziale, in soggetti con un’alta predisposizione all’autoritarismo; l’influenza è negativa, invece, per le persone con una bassa predisposizione all’autoritarismo.

Studio Bumbaca, Roma, Via Appia Nuova 225 / Avezzano (loc FORME) - cell: 366 2645 616 - PI : 10726621005