Frequento una persona che ha avuto un lutto

Frequento una persona che ha avuto un lutto

Cosa vuol dire essere in lutto

Quando perdiamo un ‘qualcosa’ che per la nostra vita è significativa e importante, avviene dentro di noi una specie di adattamento nei confronti di quella perdita, dal momento che stare senza quella cosa (che può essere un oggetto, una persona, un lavoro, …) perdiamo una parte di noi. Il lutto quindi è quella fase (più o meno lunga) necessaria per operare quel recupero.

In modo più specifico però, si usa il termine ‘stare in lutto’ per far riferimento alla perdita (decesso) di una persona a noi cara con la quale avevamo un rapporto molto stretto. Quali sono le tipiche reazioni ad un evento così traumatico?

Quando accade un evento così traumatico, il dolore che si prova è indubbiamente grande,  un dolore direttamente proporzionale alla profondità della reazione ma anche a quanto improvvisa e imprevista si è verificato. Se ad esempio si tratta di un congiunto molto anziano e malato da tempo, l’impatto emotivo sarà diverso da una perdita di un congiunto giovane deceduto per motivi accidentali e assolutamente imprevedibili (ad esempio un incidente automobilistico). Ad ogni situazione luttuosa troviamo certamente il coinvolgimento di una o più emozioni ma che anche può coinvolgere altri aspetti come ad esempio un declino fisico più o meno lungo, oppure relativo a persone vicine, ma anche la conclusione di una relazione significativa.

In situazioni come questa la risposta più immediata e naturale non può che essere il dolore che viene vissuto ‘ognuno come gli pare’, dal momento che la diversità è una caratteristica tipica degli esseri complessi (e l‘essere umano è il più complesso dell’universo), ma il lutto attraversa anche alcune fasi ben specifiche. Nasce dal riconoscimento di ciò che si è perso e continua anche in seguito, se si rifiuta di operare una reazione adeguata. Le risposte, come dicevamo sopra sono relative, ovvero al caso specifico ma anche al background socio-culturale del soggetto. Dal punto di vista emozionale (sia che si trattino di emozioni primarie che di secondarie), assistiamo invariabilmente a reazioni emotive che comprendono il pianto, la tristezza, un atteggiamento depresso, rabbia, senso di colpa, stupore,accettazione, incredulità, rifiuto, …

Quando il dolore è grande, incontenibile, un comportamento tipico comprende un pianto dirotto, insonnia, scarso rendimento sul lavoro, .. e, come ovvio che sia, una reazione naturale al fatto, il vuoto è enorme, si fa difficoltà ad accettare, la perdita è incolmabile, …

Una volta assorbito il colpo, la negazione della perdita viene sostituita dalla rabbia che viene orientata verso tutti (medici, infermieri, il padreterno, il partito, la scuola, la chiesa, gli altri, lo stesso defunto,…)  i sensi di colpa si esplicano con frasi che richiamano azioni non fatte e che invece si potevano fare.

Il tono dell’umore, se le emozioni risultano incontenibili, può variare, anche in modo preoccupante e come dicevamo sopra, tutto ciò può essere normale se  la persona era molto importante per noi, e morendo, si è portata via qualcosa di profondo e radicato.

La natura del dolore ha tutta una serie di relazioni che coinvolgono l’apparato psichico, quello sociale, quello emotivo ed ha riflessi anche sul fisico e quindi va, sostanzialmente inquadrato da un punto di vista olistico.

Le reazioni fisiche possono avere riflesso sul ciclo sonno-veglia,  portare a disturbi alimentari (p.es calo appetito), calo delle difese immunitarie e quindi rischio di ammalarsi, problemi generici di natura fisica. Tra quelle mentali, si può passare da un’alterazione dell’umore (scatti d’ira improvvisi, tristezza, malinconia, …), senso di disperazione (‘e ora come faccio’), aumento dell’ansia, inasprimento del senso di colpa, … quelle sociali  attengono al rifiuto di lavorare, vedere amici, problemi con la famiglia, …

In sintesi quindi, ed in relazione all’intesità che si aveva con la persona deceduta, avremmo un dolore (e con tutta la sua pletora di specifiche reazione), la presenza di pensieri ossessivi e costanti, eventuali problemi di natura fisica, eventuali sentimenti di colpa, una sorta di ostilità aspecifica (orientata più verso il mondo che persone o situazioni specifiche) e cambiamenti comportamentali più o meno evidenti per giungere, in alcuni casi, in particolare se in età giovanile (preadolescenza ed adolescenza) anche cambiamenti del carattere che possono essere anche strutturali.

Il lutto – significato

Il lutto quindi è la risposta tramite il quale ci si adatta alla perdita; tale modalità è direttamente collegata al contesto dal momento che in ogni cultura ci si attende un determinato comportamento.

– È dolce e commendevole, Amleto, in te, il rendere a tuo padre tutto questo tributo di cordoglio; … Ma incaponirsi in un lutto ostinato, è atteggiamento d’empia testardaggine un non virile modo di soffrire, .. Diamine! Questa è colpa contro il cielo, contro chi è morto, contro la natura, ma soprattutto contro la ragione, cui la morte dei padri è tema usuale, …’

Amleto SCENA II – Sala nel castello di Elsinore

In merito alle cause, la reazione dipenderà anche dalle circostanze che l’hanno determinata, ma anche dal ruolo che la persona aveva che genererà specifiche reazioni alla perdita.

Pensiamo ad esempio alla perdita del coniuge, chi resta, oltre al dolore immenso per la perdita dovrà anche sobbarcarsi un’enormità di fatti e decisioni in merito alla organizzazione delle funerale, degli aspetti finanziari ed economici, gestire il tutto con il lavoro, i figli, il tutto in un momento ove servono tante energie che non si possiedono. Immaginiamo ad esempio come può essere difficile dirlo ai figli, soprattutto se sono piccoli; immaginiamo gli aspetti finanziari, se il coniuge deceduto era l’unico che aveva un reddito sicuro e su cui la famiglia reggeva le proprie sorti.

Pensiamo invece alla morte di un figlio, piccolo o grande che sia. Per un genitore credo non ci sia nulla di più devastante. Una perdita del genere suscita un’infinità di emozioni tra cui quello del senso di ingiustizia (‘ma come, così giovane, no…non è giusto’, ‘quante cose avrebbe potuto fare’, etc. ). Ci si sente responsabili, anche se al di fuori di ogni umana responsabilità..

Quando ci muore un genitore, la perdita in termini emotivi è profonda e il dolore è devastante; a ciò si associa un senso di paura e di profonda tristezza. Anche in questo caso l’intensità del dolore è intimamente legata ad una serie di fattori tra cui il tipo di rapporto, il sesso, l’età, gli eventuali aspetti religiosi, eventuali precedenti esperienze di decessi, etc..). con la perdita di un genitore si perde un consigliere e un amico, da cui inevitabilmente il senso di solitudine è più accentuata anche se la famiglia e il giro di amici non ci fa mancare il sostegno. Dopo il colpo iniziale giunge una consapevolezza profonda: ‘nulla sarà come prima’.

Il dolore, come si sa, ha svariate sfumature e in particolare, il dolore legato al lutto ne ha uno specifico legato al cosiddetto dolore anticipato. Si verifica tutte le volte in cui ci troviamo a dover affrontare un caso di malato terminale, un caso in cui parenti e amici, attendono una morte annunciata.

Il dolore non cambia, cambia solo il fatto che tutti hanno il tempo di abituarsi alla perdita, ma per il resto è assimilabile a ciò che abbiamo visto prima. Ciò non esclude che quando il fatto diviene realtà, anche se preparati, l’esplosione di dolore sia più mitigato. Infatti anche se sappiamo in anticipo ciò che accadrà, il dolore successivo non sarà né facile né più breve. L’attesa del decesso può creare un attaccamento più forte e di conseguenza dopo, la sofferenza e l’elaborazione del lutto potrebbe essere più profonda.

Il dolore, dal punto di vista emozionale, può essere difficile da controllare e spesso assistiamo a reazioni ove le sue naturali espressioni potrebbero non manifestarsi. Il soggetto in questione potrebbe aver accettato di negarlo ma, prima o poi i conti devono tornare e prima o poi, tutto il dolore che abbiamo voluto sommergere torna a galla in tutta la sua prorompente distruttività, determinando una possibile caduta nella malattia fisica e/o psichica.

Evitiamo quindi di negare l’evidenza, lavoriamo costantemente sul dolore, lasciamolo esprimere. Il dolore è come un fiume in piena, lasciamolo scorrere, cercare di contenerlo può fare più danni di quanto sembrerebbe. Se notiamo tali comportamenti in un nostro amico oppure un congiunto, cerchiamo di intervenire in modo opportuno.

Il lutto ha un lavoro, spesso gravoso; nessuno ci si può sottrarre se vuole mantenere l’anima in buona salute. Dobbiamo fare tutto ciò che serve per tornare alla normalità, per ritrovare quel ‘senso’ che la perdita potrebbe aver fatto smarrire. Dobbiamo ‘ricostruire’ il mondo anche senza quella persona e dobbiamo, nel caso, attivarci per creare nuovi rapporti con i tempi e modi che ogni individuo ritiene consoni.

Rivolgersi a nuove conoscenze, non equivale, come qualcuno potrebbe pensare ad un tradimento, ma è un modo per veicolare l’energia (di cui siamo fatti) verso nuove scoperte emotive. La persona scomparsa non verrà mai più dimenticata (la perdita di una persona cara è sempre un trauma e i traumi non si cancellano mai) e la carica affettiva che avevamo non verrà mai eliminata.

Il processo della elaborazione del lutto passa più o meno tra queste fasi: desiderio di riportare in vita la persona (come nei traumi, il ricordo continuo del trauma stesso, altro non sarebbe che il desiderio di tornare all’attimo prima dell’evento traumatico, proprio per poterlo evitare – se lo avessi saputo avrei potuto fare …),  momento in cui si vive una profonda disorganizzazione (lavoro, casa, amici, parenti,…), ovviamente l’emozione più forte è quella della tristezza e poi, infine, la fase della riorganizzazione.

Lungo queste fasi, sicuramente la depressione (più o meno reattiva) potrebbe farci compagnia, ed è una cosa anche abbastanza naturale ma, qualora la sintomatologia perdura e non ci permette di recuperare uno stile di vita adattivo in tempi consoni, potrebbe essere utile valutare la possibilità di usufruire di un aiuto professionale

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