Freud e la sessualità

Freud e la sessualità

Spesso parlando di Freud, la prima cosa che si sente dire è che per lui tutto si riconduce al sesso. Intanto precisiamo che c’è una bella differenza tra il sesso e la sessualità.

Il sesso è legato agli aspetti biologici, mentre la sessualità comprende tutti gli aspetti psicologici.

Origine del termine libido

Buona parte della confusione la si deve quasi sicuramente al termine che Freud usa nei suoi scritti. Nei ‘Tre saggi sulla teoria sessuale’, Freud usa spesso il termine ‘libido’. Nella prima parte si tratta il tema della perversione; nella seconda, questi aspetti perversi sono connessi con la sessualità infantile; la terza parte, invece, tratta della sessualità dell’adolescente e di tutti quei cambiamenti che avvengono con la pubertà.

Freud intuì l’importanza di questo aspetto, la perversione, dal momento che è insita  in ogni essere umano. Tutto parte dall’infanzia, dal momento che attraverso una serie di cambiamenti, modifiche, limitazioni, elaborazioni, questi aspetti risultano evidenti nell’età adulta. Quindi, la sessualità adulta non può essere vista (ricordiamoci che siamo ai primi del novecento) come ‘mettere il pene in vagina’ (‘immissio penis in vagina), oppure ‘eiaculare in vagina’ (eiaculatio spermatis in interpositum) così come era (e forse lo è ancora) riportato nel codice canonico e nella struttura morale degli individui, dal momento che è qualcosa di molto molto più complesso.

Non riconoscerlo, potrebbe avere come conseguenza, infelicità e nevrosi.

Nel mio lavoro vedo spesso gli effetti di questo mancato riconoscimento. Ad esempio, nelle terapie di coppia, dove la principale causa del disaccordo ha origine sessuale, spesso ho rilevato che il disaccordo, oppure il ‘problema’, risiede spesso nel fatto che uno dei due ha difficoltà o fantasie incomunicabili (perché percepite come perverse). Quando finalmente queste fantasie vengono condivise (e le resistenze sono incredibili), tutto si scioglie come neve al sole.

Ma, torniamo al termine ambiguo, ovvero libido.

Dal latino libidine, è stato introdotto nel linguaggio psicoanalitico. In psicoanalisi significa; energia, espressione vitale e rappresenta tale energia sia per quanto riguarda l’aspetto psichico che sessuale; ma anche su altre forme di investimento, ad esempio verso un oggetto esterno (acquisto della vettura dei tuoi sogni, il viaggio da sempre sognato, etc), ma anche l’investimento di se stessi (libido narcisistica, oppure dell’Io); per Jung invece, il termine ha un significato molto più ampio, dal momento che rappresenta l’energia psichica in toto, è un impulso che non viene inibito da nessuna istanza morale e comprende non solo la sessualità ma anche altri aspetti come ad esempio, appetiti, affetti, bisogni, …

Il termine, cosi come abbiamo visto, è molto distante dall’uso e abuso che se ne fa comunemente. Buona parte della popolazione ne ha una percezione riduttiva e in alcuni casi distorta, dal momento che siamo stati abituati a limitare il campo di interesse alla sola sfera sessuale.

Importanza delle pulsioni

Approfondiamo la conoscenza di questo termine, facendo riferimento al suo promulgatore, il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud.

Per Freud, la libido è pura energia che, partendo dagli istinti (pulsione è il sinonimo più usato) e sulle sue ripercussioni, ovvero il comportamento, dal momento che ne è influenzato.  

Questi due principi li ritroviamo anche in Empedocle che li evidenzia come philia , (amicizia, amore) e neikos (odio, discordia) e la loro funzione ma anche il loro nome sono identiche al nostro Eros, e Thanatos che vedremo sotto.

Eros è la divinità greca dell’amore e mira ad organizzare la realtà in modo armonioso, mentre Thanatos tende a far si che tutto ciò che vive debba trasformarsi in un qualcosa di inorganico.

La pulsione di vita (incarnata dalla figura di Eros) attiene a tutti quegli impulsi legati ad emozioni ed affetti. In particolare, tutto ciò che ci fa innamorare, entrare in relazione (networking) con gli altri, desiderare di fare figli, …

Sul fronte opposto abbiamo la pulsione di morte, una tensione auto(distruttiva), viene rappresentata dal dio della Morte Thanatos (dal greco θάνατος). Questa è una pulsione che, come facilmente possiamo intuire, si oppone alla vita e fa di tutto per renderla ancora più complicata. Il nostro comportamento, influenzato dalle pulsioni, è caratterizzato da: fare sempre gli stessi errori (anche se il detto popolare dice che sbagliando si impara, cosa a cui io non credo), fare le stesse cose pur sapendo che è sbagliata (ad esempio, riallacciare una relazione che sappiamo essere sbagliata).

La libido e il piacere

Anche se, come abbiamo visto sopra, viene naturale, pensando al piacere, pensare solo a quello sessuale, inutile dirlo, nella testa di Freud c’era molto di più (i maligni pensano che in Freud c’era tutto meno che il sesso).

Un esempio: quando abbiamo fame, cosa proviamo dopo aver mangiato? Si, piacere. Abbiamo fatto una lunga camminata in montagna, abbiamo finito l’acqua da un bel pezzo e finalmente riusciamo a bere. Cosa proviamo dopo aver bevuto? Abbiamo finalmente acquistato la vettura dei nostri sogni. Cosa proviamo mentre la guidiamo nei primi chilometri?

Dove troviamo la libido?

Freud affermò che si trova all’interno dell’apparato psichico (Es, Io e Super Io)

‘In merito all’apparato psichico, la prima rappresentazione che ne da Freud (prima topica – Il termine “topico” viene dal greco e significa “teoria dei luoghi” e quindi, luogo psichico) abbiamo l’inconscio, il conscio e il preconscio; nella seconda topica i ‘luoghi’ diventano: Io, Super Io ed ES.’

Nell’Es, ove il principio del piacere trova il suo luogo di elezione, troviamo la spinta che punta al piacere immediato; il nostro comportamento è guidato inconsciamente al piacere che ci procura un godimento immediato. Abbiamo voglia di alcol e non vediamo l’ora di berci un bel cocktail oppure un bicchiere di vino, una birra, …

L’Io pur fronteggiando l’energia libidica che scaturisce dall’Es, tende al raggiungimento del piacere ma considera tutti gli aspetti della realtà. L’Io considera il contesto, alla base di ogni relazione sociale. L’Io quindi, controlla sia il comportamento che la percezione e lotta continuamente per equilibrare le diverse spinte pulsionali dell’Es.

Ad esempio, ho una vettura che potrebbe raggiungere i 300Km orari: l’Es vorrebbe spingerla al massimo; l’Io pensa che non sarebbe saggio ne salutare andare oltre i 130 Km dal momento che siamo in autostrada.  

Il Super-Io (molto simile all’Io), si distingue per il fatto che da molta importanza, (forse troppa in alcuni casi) alla morale. Ha interiorizzato valori e regole della società (prima dai genitori, poi dalla scuola, chiesa, partito, …) frutto della interazione continua con le altre persone.

Ad esempio, vorremmo tanto fare una certa cosa ma ci sentiamo in colpa e quindi non la facciamo. Siamo in una strada larga e senza autovelox, vorremmo andare oltre i limiti consentiti ma sappiamo che non si può e quindi evitiamo di farlo. Oppure vorremmo tanto tentare di sedurre la fidanzata di un nostro amico (ci piace da morire dice l’Es, non si può dice l’Io, mi sento terribilmente in colpa solo per averlo pensato, dice il Super-Io).

Le fasi dello sviluppo psicosessuale

Per Freud, la libido non c’è solo negli adulti ma, naturalmente diremmo noi,  innaturalmente direbbero i benpensanti, esiste anche nei bambini, in tutte le fasce di età. Ovviamente la libido è presente ma in modo completamente diversa di come gli adulti pensano, ovvero è caratterizzata dal modo con cui si ottiene il piacere. Infatti:

nella fase orale si ottiene con la bocca;

in quella anale con il controllo degli sfinteri;

in quella fallica si ottiene prevalentemente manifestando un comportamento esibizionista

nella fase di latenza si comincia ad avere vergogna e pudore, in merito alla sessualità;

infine la fase genitale, con la pubertà e la piena maturazione sessuale.

Blocco della libido

Quando la libido non segue il suo flusso naturale, allora ne abbiamo un blocco. Se ciò accade, allora c’è qualcosa (ostacolo) che frena o addirittura blocca la naturale progressione della nostra crescita. Quindi la libido deve spostarsi lungo le varie fasi e non bloccarsi a singole fasi. Se ciò avviene, la fase successiva parte con minore energia e il blocco si traduce in quella che Freud chiama fissazione.

Come abbiamo visto, ciò che noi pensiamo della libido è diverso da come la vedeva Freud che non l’ha minimamente pensata come desiderio del solo piacere sessuale. Freud l’ha concepito nel senso più esteso possibile, dal momento che riguarda ogni ambito del vivere quotidiano e che, avanzando lungo le varie fasi dello sviluppo, assumesse le specificità della fase stessa.

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