Perche’ dovrei fare una psicoanalisi

Con l’inizio della propria analisi ci troveremmo, esattamente come accadde all’inizio della storia della psicoanalisi.

Tutto ciò in cui credevamo (o CREDIAMO) è destinato a crollare.

Quante sono le nostre convinzioni, dure a morire? Difficile rinunciarci almeno fino a che l’evidenza, non evidenzia ….. l’inganno in cui si è vissuti fino a quel momento.

Ecco quindi una visione dell’analisi: un qualcosa che alla fine smonta l’illusione e tutto (o quasi) ciò in cui credevamo.

Credere fortemente in qualcosa, che poi risulta essere stato solo un inganno, una illusione, ha un pedaggio obbligatorio. Il blocco della creatività.  

La vita precedente all’analisi, non ci apparteneva, non era nostra; non eravamo noi a determinare la realtà perché il tutto era filtrato dalla nevrosi (ovviamente laddove c’è). Dopo, invece, la realtà ci pone e si ripropone, caratterizzata da una visione alla vita più aperta e fatta di momenti buoni ma anche di meno buoni.

In linea di principio, grazie all’analisi, si giunge ad una maggiore certezza  che è in netta opposizione con ciò che si crede, si ipotizza, si teme, si spera, etc. e finalmente sarà più facile fare ciò che veramente si desidera. Ad esempio, sarà possibile fare non ciò che gli altri vogliono, o credere che non si può fare a meno dell’altro ma, finalmente, realizzare che l’altro non è altro che ALTRO.

Perché iniziare un’analisi

Dipende dal momento. Se si vive in un momento di pace e serenità perché cercare altro? Se invece l’inquietudine è continua e la condizione di quiete svanisce, capita spesso che si ignorano i propri desideri.

“La psicoanalisi è un’opportunità… un’opportunità di ripartire.” 

J. Lacan

Se sento di avere il desiderio di un partner e magari lo abbiamo anche identificato con tanto di nome e cognome, il senso di inquietudine e di angoscia potrebbe crescere, almeno finchè non ho la certezza di essere contraccambiato. Quando arriva, invece di provare felicità, si insinua un’emozione fastidiosa, ci si sente insoddisfatti. Ora che finalmente l’altro vorrebbe vivere con me, ora, io non so se ho veramente questo desiderio, se desidero, insomma, condividere questa cosa proprio con quella persona. Prima avevo bisogno di questa persona per toccare il cielo con un dito, ora che c’è, realizziamo che non ci interessa più. Ovviamente le cose accadono con gradualità, ciò si razionalizza e si cominciano a vedere limiti e difetti  e a realizzare che ‘…non era proprio come mi immaginavo’.  Del resto, quando desideriamo vivere con una persona, il desiderio trova sostanza dalla fantasia e la fantasia non è realtà. Solo quando la fantasia diviene realtà, realizziamo che è una cosa completamente diversa. A questo punto la giostra ricomincia a girare alla ricerca di quello ‘giusto’. Solo quando si decide di volgere lo sguardo dentro di se, allora ci si accorge che il problema non è nell’altro che non ci ama come vorremmo oppure che siamo noi a non amarlo come l’altro vorrebbe. Solo a questo punto, quindi, si comprende che anche se decidiamo di cambiare partner, questa volta lo si fa senza attribuire ad altri eventuali colpe.

Ecco che a questo punto, si fa strada dentro di noi il desiderio di comprendere cosa c’è alla base della nostra perenne insoddisfazione e si decide di iniziare un’analisi, che per essere efficace deve avere certe caratteristiche.

Tutto ciò che ci sembrava ovvio ed evidente viene messo in crisi ich et nunc da un qualcosa di imprevisto ma che allo stesso tempo è tragicamente assolutamente identico, la stessa cosa di sempre, come nel ciclotimico l’euforia si alterna con la depressione, il giorno alla notte, alle stagioni che sono sempre 4 etc.

 

“La Psicoanalisi rappresenta ancora

la più coerente e intellettualmente soddisfacente

visione della mente tra quelle di cui disponiamo”

Eric Kandel – Premio Nobel per la Neurofisiologia

Rinunciare alle nostre credenze, a tutto ciò che fino a ieri era la cosa più palese del mondo, offre un cambio di prospettiva, perché esprimiamo il desiderio di riappropriarci della nostra vita. Questa rinuncia potrebbe sembrare una forzatura  ma lo è senza intermediari, siamo stati noi a decidere.

Questa cosa è palpabile, basta pensare ad esempio a tutte le volte che comprendiamo di aver completamente sbagliato giudizio verso una persona. Quando l’altro diviene così potente che gli permettiamo anche di manipolarci e quando questo incastro salta, ciò che rimane è proprio l’insopportabilità di ammettere di esserci ingannati. Anche se l’altro è stato abile ad insinuarsi dentro di noi, in cosa io non sono stato bravo? Quando finalmente comprendiamo di aver mosso i nostri passi in direzione contraria ai nostri desideri e bisogni, entriamo in crisi. La crisi avviene perché ci risulta evidente la nostra fragilità. Ci rendiamo conto che dentro di noi ci sono i punti di accesso ove chiunque può infilarsi a piacimento, come accade in un computer in rete senza firewall. A questo punto si decide di entrare in analisi, appunto per capire e conoscere più cose dei meccanismi che ci fanno andare verso il mondo e verso le relazioni.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’ (Albert Einstein).

Chi decide di rivolgersi ad un analista lo fa perché tutto ciò che appariva evidente, è entrato in crisi. Oppure perché semplicemente siamo in crisi.

Come si esce da una crisi

In tanti modi; ripetendo, cambiando quindi tanti partner in un ciclo vizioso senza fine; cambiando lavoro perché non si va d’accordo con il capo o con i colleghi; cambiando scuola perché i professori ce l’hanno con me; oppure, decidendo di iniziare un’analisi.

L’obiettivo dell’analisi è esattamente il contrario della ripetizione o della fuga (verso la scuola che non c’è, il lavoro che non c’è, il partner che non c’è; l’isola magica che non c’è). Quindi, via dall’idea che tutto dipende dagli altri, perché tutto, tutto dipende sempre e solo da noi. Un altro obiettivo dell’analisi  è quello di scoprire l’inconscio e rendere evidenti i suoi meccanismi, per interrompere le solite reazioni cariche di angoscia quando si reagisce all’ignoto per introdurre un nuovo metodo: la creatività.

E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze…. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla (Albert Einstein).

Le sedute hanno a che fare con un sovvertimento dell’ordine a cui siamo stati (o meglio, ci siamo) abituati e cioè reagendo, ricercando nuove risposte che saranno finalmente creative e innovative.

Le sedute creano crisi (ecco perché a volte le analisi generano un temporaneo peggioramento) a cui seguono soluzioni e nuovi modi di reazione. Insomma, producono, nel tempo, una trasformazione o come diceva Jung, attiva il processo di individuazione.

Quando noi non siamo più in grado di affrontare il quotidiano, con le sue abitudini, le sue ritualità, il soggetto, secondo la psicoanalisi, entra in crisi.

Affinchè possiamo dire di aver iniziato una psicoanalisi non basta andare da un analista ma è necessario, anzi assolutamente indispensabile, mettere in crisi tutto ciò che prima ci sembrava ovvio e ineluttabile. L’evidenza esige una nuova prospettiva, una nuova rielaborazione per giungere, paradossalmente al polo opposto: l’evidenza non esiste (o in sub-ordine è temporanea).

Tutto cambia e noi dobbiamo accogliere questa continua trasformazione.

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