Psicoterapia o psicoanalisi

Cosa è l’uno e cosa è l’altro

lettino analistaLa psicoterapia (cura dell’anima) viene praticata da un medico oppure da uno psicologo che, dopo la laurea (in medicina oppure in psicologia) attraverso una delle 300 e passa scuole di formazione, si specializza in psicoterapia.

Il professionista con questa specializzazione, tratta disturbi legati al comportamento (sessuale, alimentare, ossessivo, fobico etc), attraverso l’uso della parola e di altri metodi appresi nel corso della specializzazione e quindi specifici per quel tipo di orientamento. In alcuni casi, tra i metodi usati, si ricorre anche ai farmaci  che però sono di esclusivo appannaggio del medico (quindi lo psicologo non è abilitato a prescriverne).

Psicoanalisi – Differenza tra psicoterapia e psicoanalisi

La psicoanalisi è una delle possibili specializzazioni di cui si parlava sopra. Si basa sul modello teorizzato da Sigmund Freud (spesso citato come il padre della psicoanalisi). Il pensiero originario però si è evoluto dando vita ad altre forme terapeutiche (tutte basate sull’idea originaria di Freud), ‘inventate’ da altri esponenti del modello analitico che erano in evoluzione o in alcuni casi in opposizione alla disciplina freudiana.

Ad esempio Anna Freud ha messo in essere la forma terapeutica denominata Psicologia dell’Io; Melania Klein  quella delle relazioni oggettuali, Kuhut la Psicologia del Se, Jung la psicologia analitica, etc.hallen sul lettino

La psicoanalisi ha avuto un successo strepitoso sia ai tempi di Freud che fino a qualche anno fa in tutto il mondo occidentale; può durare diversi anni e la frequenza delle sedute settimanali può variare da 2 (frequenza prevalente) ma arrivare anche a 4.

Tuttavia assistiamo ad un calo quasi vertiginoso nei confronti della psicoanalisi … sembra che gli utenti preferiscano psicoterapie più centrate sul sintomo, che siano brevi ed efficaci. Insomma, si richiede che con velocità si risolvano tutti i problemi. Quindi meno psicoanalisi ma molta più psicoterapia. Parlando con i miei colleghi, anche loro analisti Junghiani, la sintesi e la stessa; si fa molta psicoterapia e meno analisi.

Le terapie più comuni sono relative a disturbi della personalità, del comportamento e dell’umore (depressione) e attacchi di panico (pare che almeno 10 milioni di italiani ne ha avuto almeno 1 e circa 2 milioni sono cronici). Quindi più del 50-60% dei pazienti soffre di queste patologie che  sono abbastanza gravi. Da ciò si evince che la crisi del lettino (per quegli analisti che ne fanno uso) ha un suo fondamento. Sono sempre di meno le persone che devono superare blocchi, fobie ansie, insicurezze, impotenza, frigidità a cui far fronte con domande, ci padri della psicoanalisiontinue domande da fare a se stessi. Difficile per persone con tali disturbi riuscire a ‘distendersi’, quando in discussione è la perdita del controllo o per meglio dire si è alle prese con un’angoscia andata fuori controllo. Le 300 e passa scuole di specializzazione (quando all’inizio del secolo l’unica psicoterapia era solo quella psicoanalitica) trovano fondamento anche nei cambiamenti intervenuti nella società e di conseguenza nelle nuove patologie emergenti,  quali le compulsioni, i disturbi di genere, i disturbi alimentari, le dipendenze da alcol, droghe, shopping, gioco d’azzardo, etc. e nel tempo di gran lunga inferiore alla guarigione o alleviamento delle sintomatologie che in alcuni casi oggi è raggiunta o coadiuvata anche dalla terapia farmacologica.

La psicoanalisi si basa sui sogni (nessuno li ricorda o li vuol ricordare più; appena svegli già di corsa), sulle fantasie (il ritmo con cui corriamo ci impedisce di farne), le intuizioni (poche e rare) e le riflessioni su di noi e sul senso delle cose e della vita; insomma tutte cose che la modernità tecnologica rifiuta. In passato, per mandare un pensiero d’amore, dovevamo prendere carta e penna e poi spedire. La risposta poteva arrivare anche un anno dopo. Nel frattempo la fantasia galoppava e l’anima attendeva. Oggi, con un sms si può dire ‘ti amo’ a chi sta in Australia e ricevere dopo pochi secondi un ‘anche io’. Quanto spazio per la fantasia?

E’ indubbio che chi è stato licenziato, oppure abbandonato dal proprio partner, oppure viva un lutto possa aver maggior bisogno di un sostegno e non di una psicoanalisi. In casi del genere, il paziente vede con diffidenza un approfondimento, che però nel tempo può venire. Man mano che la terapia va avanti, cadono le resistenze e il desiderio di scoprire altro, può portare ad un cambio di obiettivo.analisi o psicoterapia

Nella pratica quotidiana, ci vediamo spesso costretti ad aumentare l’efficienza, in tempi brevi perché questo ci chiedono gli utenti e le cosiddette psicoanalisi sono sempre più rare. Il rischio che si corre, intervenendo solo sul sintomo del momento, è che poi questi torna sotto altre modalità. Il nucleo nevrogeno, se c’è, va individuato e reso cosciente, solo così la sintomatologia viene estirpata. Vanno bene le psicoterapie di sostegno qualora è il sostegno l’elemento qualificante; ma dietro una sintomatologia nevrotica, solo l’approccio psicoanalitico (che va alla ricerca delle cause) risolve definitivamente anche se oggettivamente dura di più.

Una terapia ad orientamento psicoanalitico indubbiamente è più lunga e quindi più costosa  per il paziente. In merito alla durata della terapia si sa che le varie scuole psicoterapiche la usano per evidenziare il fatto che il proprio approccio dura meno ed è efficace salvo poi ritrattare e rimodulare la tempistica.  Anche Freud inizialmente ammetteva di raggiungere risultati notevoli in tempi  brevi. Ma in seguito emerse che erano necessari tempi più lunghi.

L’esistenza può comportare momenti di tristezza e di dolore, ma questo non è patologia. La psicoanalisi è un mezzo per conoscere e curare queste sofferenze nevrotiche.

Ci sono tante notti quanti giorni, ed ognuno è’ lungo quanto ogni altro giorno nel corso dell’anno. Anche una vita felice non può’ esserci senza una misura dell’oscurità, e la parola “felice” perderebbe il suo significato se non fosse bilanciata dalla tristezza.

Carl Gustav Jung.

Ecco allora che il punto focale diviene il paziente, e aldilà di ogni teoria e approccio, il terapeuta rimane tale con il suo carico di competenze acquisite ed esperienze, ma anche con la propria specifica umanità.

Le modalità di intervento sono molte, perchè si basano sulla pluralità dei modelli ma ogni terapeuta sa, o dovrebbe sapere, che non potrà mai sapere tutto della psiche e di quanto sia complessa la mente di ogni essere umano. Ogni essere umano è unico, e ogni intervento è quindi unico e irripetibile.

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