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Psicologo Psicoanalista Roma e Avezzano Dott. Domenico Bumbaca, Roma, San Giovanni e Avezzano – cell 366 2645 616
  • Dec
    13

    Interpretazione dei sogni

    Filed under: Sogni;

    « Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni »

    La Tempesta, atto IV, W. Shakespeare

    Sabato 10 dicembre lo studio organizza un seminario sulla interpretazione dei sogni

    Differenza concettuale del sogno tra Freud e Jung

    Cosa sono i sogni? Perché sogniamo? I sogni vanno presi sul serio o possono essere tranquillamente ignorati perché non hanno nessuna influenza sulla nostra vita, oppure hanno lo scopo di indicarci qualche percorso nuovo? Soddisfano qualche desiderio inconscio oppure compensano istanze psichiche trascurate?

    L’uomo vive e agisce sulla base del significato che tende a dare alle cose, che possono essere vere, false oppure ipotetiche. Nel caso (estremo) del sogno, sappiamo che per la moderna neurobiologia (vedi oltre) è solo materiale di scarto privo di alcun significato, mentre ogni essere umano (vedi sotto) ci attribuisce dei simboli carichi di significati e ci riflette su questi grazie alle emozioni che tali attribuzioni suscitano.

    Proviamo, a dare uno sguardo alla storia dell’uomo nel corso dei secoli e nelle differenti aree geografiche e cerchiamo di capire come è stato percepito, vissuto, accolto Omero vi ha fatto cenno più di una volta, così come Dante, Shakespeare e moltissimi altri.
    Nella Iliade. “Uomini e Dei, parimenti piegano il capo al sonno sottomessi”.
    In Egitto, secondo i più importanti studiosi di questa cultura e delle loro relative tradizioni, sono depositati i semi che poi furono i precursori della interpretazione psicoanalitica del sogno e nella antica Babilonia il sogno era considerato espressione peculiare della natura diabolica dell’uomo. Nell’antico Israele, il sogno indica l’espressione della volontà del DIO.
    L’oniromanzia fu la sola Arte Divinatoria non ripudiata dall’Islam e per i Veda indiani, il sonno è elevato a tale dignità da situarsi come parte integrante della teoria generale dell’anima.
    Facciamo un salto in Cina dove notiamo che letteratura abbonda di saggi sul sonno e sulle teorie del sognare. Certo, in Oriente, più che altrove, l’oniromanzia era figlia della filosofia: “I saggi durante il sonno non sognano, durante la veglia non pensano” recita una massima taoista. In ciò anticipando di 4mila anni i moderni psicoanalisti e psicofisiologi del sonno: i primi convinti che il pensiero nel sonno equivalga al pensiero della veglia e i secondi inclini a considerare il sonno comunque “funzionale” anche senza sogno (Mancia, 1998).
    Per gli antichi greci, la cui cultura è permeata di senso religioso, il sonno è inviato dagli Dei, è per lo più premonitore di disgrazie e ammonisce gli uomini del Male incombente (solo raramente in Omero e in Erodoto i sogni predicono onori e glorie). In effetti, il luogo comune Virgiliano del “somnus mortis imago” è arrivato a noi proveniente dalla mitologia Greca secondo cui:”… Iponos, fratello gemello di Tanatos, sfugge alla ira di Zeus, grazie all’aiuto della Notte che lo nasconde nel buio e così lo salva. I figli di Ipnos, nelle Metamorfosi di Ovidio, saranno Morfeo, Fobetor e Fantasio in grado di assumere alla perfezione ogni sembianza, rispettivamente, di essere animato, animale o cosa; saranno, cioè, i sogni che riempiono il buio della Notte e salvano a loro volta gli uomini dall’ira degli Dei…”


    E’, finalmente, solo con Platone, (nella Repubblica come nel Timeo) che si fa strada un principio innovativo rivoluzionario e di vitale importanza: il sonno può essere una forma di conoscenza: nozione questa che verrà ripresa ed elaborata da altri filosofi, ma anche dai moderni psicoanalisti per i quali, il sonno è essenzialmente una forma di conoscenza indispensabile alla mente umana.
    I latini, più superstizioni e (forse) meno religiosi dei Greci, considerano il sonno come un ausilio alla vita: esortazione, consiglio, conforto e a ciò si teme o si spera. E’ di Orazio Flacco Quinto, nei Carmina, una estrema sintesi in merito alla fugacità della vita (carpe diem) ma dove, al contempo, ci istruisce sul fatto che si sogna maggiormente sul far del mattino (post mediam noctem visus cum sumnia vera), e noi oggi (da solo qualche decennio) siamo in grado di confermare che il sonno REM si intensifica nella seconda parte della notte, cioè sul far del mattino.
    Nel primo Medioevo i sogni sono di appannaggio di re, imperatori e santi: sogni per lo più profetici (grandi sogni) nel solco della tradizione greco-romana e che Dante Alighieri sembra riportare in diversi punti della Divina Commedia, canto XXVII: “…

    il sonno che sovente, anzi che ‘l fatto sia, sa le novelle. Ne l’ora, credo, che de l’oriente, prima raggiò nel monte Citerea,
    che di foco d’amor par sempre ardente,  giovane e bella in sogno mi parea donna vedere andar per una landa cogliendo fiori
    …”.
    E se è vero che nel tardo medioevo si assiste ad un processo di democratizzazione o meglio di laicizzazione del sonno, anche se non ancora in modo definitivo; infatti con Agostino, i sogni avranno dimora esclusivamente divina (cioè solare e veritiera, se inviati da Dio) o demoniaca (ossia immonda e ingannatrice se inviati dal Diavolo).
    Nel Rinascimento, sul sonno e sul sognare, più di uno studioso ha visto la cerniera fra gli oniromatici della antichità e la visione laica e scientifica dei nostri giorni, in cui sonno e sogno non si identificano inequivocabilmente.
    Il sonno che genera in quanto tale uno stato di malattia è intuizione di uno solo forse il più grande di tutti: William Shakespeare.
    Nel Macbeth, in merito ai sofferenti di insonnia leggiamo: “… mi è sembrato di sentire una voce gridare: non dormire più! Macbeth assassina il sonno! Il sonno innocente, il sonno che ravvia i fili arruffati delle umane cure, che è la morte quotidiana della vita, il bagno ristoratore del duro travaglio, il balsamo delle anime afflitte, la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita…”
    Giungiamo finalmente al momento in cui l’uomo scopre che il cervello ha una sua attività elettrica. Tale scoperta aprì nuove prospettive allo studio del sonno. Agli inizi del terzo decennio del secolo XX, con il moltiplicarsi delle registrazione EEG e del riscontro che è possibile identificare e differenziare lo stato di veglia da quello di sonno attraverso l’analisi delle onde elettriche cerebrali, il sonno comincia ad incuriosire una rappresentanza sempre più nutrita di scienziati e osservatori.
    Nel 1935 ad Harvard si scopre che durante la transizione dalla veglia al sonno avviene un cambiamento graduale dell’attività elettrica del cervello: durante lo stato di veglia le onde cerebrali sono estremamente rapide (15 o più al secondo) caratterizzate da un voltaggio molto basso; quando il livello di vigilanza aumenta e l’attenzione si intensifica, le onde cerebrali (onde beta) si fanno più rapide e di minor voltaggio: nella fase della preparazione al sonno l’attività cerebrale si riduce in frequenza (8,10 cicli/sec, onde alfa) e aumenta in ampiezza; il passaggio ad un tracciato caratterizzato da onde teta (4-7 cicli /sec di voltaggio misto) è segno dell’addormentamento, spesso accompagnato da movimenti oculari lenti e regolari; la transizione sicura in sonno è confermata da uno stadio successivo, lo stadio II, in cui compaiono, nella attività elettrica teta di fondo, morfo elementi distintivi (fusi del sonno e complessi K sonno profondo è caratterizzato invece da attività elettrica di ampio voltaggio e lenta frequenza (ritmo delta); si scopre anche che esiste una ciclicità di queste fasi durante l’intera notte e che questa ciclicità si interrompe ogni tanto ad opera di qualcosa di strano, ad opera di un cambiamento di stato misterioso.
    Questo cambiamento rimase ignoto ai ricercatori per almeno 20 anni. In seguito si scoprì che tutto dipendeva dal sonno REM (Rapid Eyes Movement) e ciò che scatenò una serie inarrestabile di ricerche.
    Ma ora, tralasciamo il sonno e i suoi risvolti neurofisiologici e concentriamoci sul sogno, che, in definitiva è un immancabile accompagnatore delle nostre notti. Ce li ricordiamo? Anche qui la diversità la fa da padrone. Alcuni ricordano i propri sogni ogni mattina e con facilità; altri, invece, solo raramente trattengono le immagini di un qualche sogno oltre il risveglio, magari solo quando esso è a forte contenuto emotivo. C’è anche chi afferma di non ricordare mai i sogni al risveglio. Tutti, tuttavia, sogniamo ogni notte e più volte. Gli studi degli psicologi e dei neuropsichiatri hanno dimostrato che non è possibile non sognare e che, anzi, la fase del sonno con sogni (chiamata R.E.M. a causa del fenomeno dei movimenti oculari) si ripete ogni notte più volte, con un ciclo di circa quindici-venti minuti ogni novanta.
    Ma che cos’è il sogno e qual’è la sua funzione? Per alcuni ricercatori esso è il guardiano del sonno, poiché difenderebbe il sonno dagli stimoli sensoriali (salvo quando superano una certa soglia); per altri, invece, più fisicisti, è una specie di attività cerebrale senza scopo, però molto utile alla fisiologia neurale. Tale ipotesi però si scontra con il fatto che le emozioni e le impressioni che il sogno suscita hanno molto significato e la sua interpretazione riveste molta importanza per il sognatore. I neurologi non si occupano molto di questo aspetto, forse perché risulta il meno comprensibile alla scienza. Dobbiamo ammettere tuttavia, che il sogno ha un valore ed un significato psicologico, che si interseca e si correla con quello fisiologico. Da questo punto di vista, esiste una letteratura scientifica alquanto ricca – almeno, per chi accetta di considerare scientifica la psicologia di orientamento analitico.
    E’ noto a tutti che sulla interpretazione dei sogni Sigmund Freud ha edificato il metodo di indagine psicoanalitico. Poco più di cento anni fa, nel 1899, egli dava alle stampe il libro omonimo, che costituisce il vero e proprio manifesto della psicoanalisi e del suo metodo. Con esso inizia la svolta nell’approccio allo studio e al trattamento dei disturbi nervosi e la nascita della psicologia clinica. Le libere associazioni sono alla base dell’interpretazione freudiana del sogno e poggia sulla concezione del sogno come manifestazione del desiderio, la cui espressione viene però mascherata dall’azione della censura onirica. Peccato però che per Freud il desiderio è essenzialmente di natura sessuale e la tecnica interpretativa freudiana risulta così riduttiva, poiché esclude ogni altro significato.
    Un indirizzo alternativo e di più ampio respiro per una interpretazione dei sogni, e quindi più efficace per raggiungere la psicologia del paziente, lo ha dato Carl Gustav Jung, con la sua concezione di psicologia del profondo, non riduttiva alla sola sfera sessuale. Il metodo, tecnicamente, è in parte simile a quello freudiano, poiché anch’esso utilizza le libere associazioni. Se ne differenzia, invece, in quanto l’interpretazione si basa anzitutto sull’analisi del contesto, che comporta l’esame della struttura drammatica del sogno, la “storia” che viene raccontata; e inoltre poiché nella ricerca del significato delle immagini e dei simboli alle libere associazioni viene affiancata l’amplificazione, che consiste nella individuazione di similitudini e analogie tratte dalla vita spirituale dell’umanità intera, ossia dai miti e dalle leggende dei vari popoli, dalle fiabe, dalla letteratura. La ricerca del significato dei sogni, in questo modo, viene riportata alla dimensione globale dell’esistenza del sognatore, ai significati che egli vive interiormente e le esperienze che ha attraversato. La totalità della psiche viene così riconosciuta nell’articolazione dei valori e dei significati, e nella varietà dei sentimenti e delle emozioni attraversate.
    Dice Jung: “… la vera e propria interpretazione del sogno, è di regola un compito arduo. Essa presuppone penetrazione psicologica, capacità di combinare insieme cose diverse, intuizione, conoscenza del mondo e degli uomini e soprattutto conoscenze specifiche che implicano tanto nozioni assai estese quanto una certa “intelligence du coeur”. (…) Bisogna respingere l’interpretazione stereotipa di motivi onirici; gli unici giustificati sono significati specifici, deducibili attraverso accurati rilevamenti contestuali. Anche chi possiede una grande esperienza in questo settore è pur sempre costretto a riconoscere la propria ignoranza dinanzi ad ogni sogno e, rinunciando a tutte le opinioni preconcette, a predisporsi a un qualcosa di completamente inatteso.(…)”.
    Escludendo i classici sogni tipici, ne esistono altri, il cui significato viene compreso solo attraverso una attenta analisi e una appropriata interpretazione. Tali sogni riguardano, prevalentemente, la vita quotidiana del sognatore e sono correlati alle sue vicende relazionali e psicologiche. Rispetto a queste vicende il sogno può essere una rilettura attenta di un episodio o di un evento e la sua interpretazione potrebbe consentirci di migliorare la conoscenza della nostra vita interiore. Ma il sogno può avere anche una funzione di compensazione, ossia può costituire un punto di vista che il sognatore non aveva preso in considerazione nella sua vita cosciente, permettendoci di arricchire e integrare la nostra posizione cosciente, spesso unilaterale, riguardo una persona o un fatto. Rarissimi sono i sogni premonitori, capaci di gettare una luce che arriva fino agli eventi futuri. Infine, ci sono i sogni archetipici, o grandi sogni, capaci di una rilettura complessiva del senso della nostra esistenza o di una sua parte importante, che ci permettono di orientarci meglio nel cammino della nostra vita, facilitandoci nel processo evolutivo che è ad essa correlato e che, nella psicologia junghiana prende il nome di individuazione.
    Sostiene ancora Jung:
    “…. Non tutti i sogni hanno la stessa importanza. Già i primitivi distinguono tra piccoli e grandi sogni. Noi diremmo piuttosto sogni insignificanti e sogni significanti. (…) Ho analizzato molti sogni di questo tipo e vi ho rintracciato spesso una particolarità che li distingue da altri sogni. Infatti in questi sogni affiorano immagini simboliche che incontriamo anche nella storia dello spirito umano. E’ degno di nota il fatto che colui che sogna può perfettamente ignorare l’esistenza di simili paralleli. (…) Essi contengono cosiddetti motivi mitologici o mitologemi, che io ho definito col termine di archetipi. Si intendono con tale termine forme specifiche e nessi figurativi rintracciabili in forma analoga non soltanto in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nelle fantasie, nelle visioni, nelle idee illusorie e nei sogni individuali. La loro frequente presenza in casi individuali, come la loro ubiquità etnica, dimostra che la psiche umana è soltanto in parte unica e soggettiva o personale: per l’altra parte invece è collettiva e oggettiva.Noi parliamo quindi da un lato di un inconscio personale, dall’altro di un inconscio collettivo, il quale rappresenta in certo modo uno strato più profondo rispetto all’inconscio personale, più prossimo alla coscienza….”
    Sempre secondo Jung, i grandi sogni, ossia quelli ricchi di significato, provengono da questo strato più profondo. L’interpretazione dei sogni svolge una funzione di primaria importanza nella psicoterapia basata sulla psicologia del profondo, ma può essere sostituita da altre tecniche (ad es. immaginazione attiva, sogno guidato da svegli, “tecnica della sabbia”) nei casi in cui il paziente abbia difficoltà a ricordare i propri sogniDifferenza concettuale del sogno tra Freud e Jung

    Jung muove a Freud una critica in merito alla distinzione (troppo rigidi da Freud, secondo Jung) tra allucinazione e realtà. In tutti i suoi scritti, l’interesse di Jung è per la realtà psicologica così come viene sperimentata dall’individuo. In questo concetto, l’inconscio con va visto come un nemico ma piuttosto come un qualcosa di potenzialmente utile e creativo. I sogni, per esempio, nella prospettiva di Jung cessano di essere visti come in qualche modo ingannevoli e necessitano di una decodificazione. Egli sostiene invece che i sogni rivelano la situazione inconscia della psiche proprio come essa è, cioè a dire spesso diametricalmente opposta a ciò che sta nella coscienza. Dietro a questa concezione divergente dei sogni vi è un diverso approccio ai simbolo e alla interpretazione.

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