Le fasi di crescita della coscienza

Per il bambino piccolo che viva un’angoscia di separazione, una madre presente è percepita come la nutrice buona e meravigliosamente disponibile che lo rende felice e riconoscente mentre una madre assente è la strega terribile che lo rende pieno di odio e di rabbia.

Solo dopo i 3 anni, quando il bambino piccolo può ricordare con chiarezza la madre che c’era e immaginare mentalmente quello che ci sarà di nuovo, questa fase critica viene superata.

Il superamento dell’angoscia da separazione, segnala la raggiunta stabilità del rapporto con l’oggetto d’amore, cioè avviene l’integrazione dell’immagine della madre cattiva (assente) con quella buona (presente), preparando il bambino, secondo Margaret Mahler, agli aspetti maturativi della separazione che seguirà la sua reale nascita psicologica.

Nella persona serena la capacità di integrare le rappresentazioni buone e cattive dell’oggetto aumenta gradualmente con l’età adulta. Capaci di rispettare se stesse e gli altri, le persone mature basano il loro equilibrio sulla consapevolezza della propria ed altrui imperfezione. La tendenza a regredire verso posizioni più primitive tuttavia, esiste sempre in situazioni di particolare tensione: nei processi evolutivi critici (adolescenza e preadolescenza, nascita di un figlio, percezione dello scorrere del tempo che ci porta inesorabilmente verso altre fasi della nostra vita), nel momento del lutto e della perdita (cui tipicamente si reagisce funzionando per un certo tempo in modo borderline) e degli entusiasmi basati sull’identificazione proiettiva con un’idea o con una persona.
Quando si tenta di capire cosa è successo in questi casi, ci si rende conto che il processo di maturazione caratteristico delle persone più serene si realizza solo se il bambino cresce in un ambiente favorevole e non va incontro ad incidenti gravi.
Quando il piccolo si sviluppa in un ambiente sgradevole dove gli adulti si scontrano di continuo o non si incontrano mai, dove respira paura e non riceve sicurezza, la sua personalità resta segnata dall’esperienza che fa.
Chi ha sofferto da piccolo, ha difficoltà a stabilire rapporti equilibrati e costruttivi anche quando cresce, e un ambiente sfavorevole dei primi anni tende a mantenersi purtroppo tale abitualmente anche in quelli successivi. Questi stessi vanno quindi incontro ad una serie di esperienze poco fortunate nell’adolescenza e pre-adolescenza e possono diventare protagonisti da adulti di storie tristi e sfortunate caratterizzate da una sostanziale inadeguatezza nelle relazioni interpersonali più importanti e dal susseguirsi di eventi dolorosi. La struttura ricorrente è quella di una persona che regredisce con particolare facilità a livelli di funzionamento borderline. Essa si esprime, di fronte ai compiti spesso gravosi che la vita ci pone, con l’irruzione improvvisa di una condotta apparentemente del tutto irrazionale (impulsività..) L’oggetto delle brame da cui la persona borderline dipende viene alternativamente idealizzata e odiata.

 

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